Cominciamo a costruire la pace attorno a noi, costruendo relazioni fraterne, momenti di incontro e dialogo, aiuto nelle difficoltà
Siamo sgomenti e smarriti di fronte all’espandersi della violenza e della guerra nelle relazioni internazionali: ormai non siamo più di fronte a singoli conflitti, ma ad una guerra mondiale (o globale come qualcuno preferisce definirla per mettere in evidenza le differenze rispetto alle due guerre mondiali del secolo scorso). Come cristiani non possiamo rassegnarci all’idea che la guerra sia la soluzione ai conflitti e dobbiamo per questo credere che la pace è possibile e che noi possiamo contribuire a costruirla. Per questo ricorriamo alla forza della preghiera, l’arma del credente, l’unica che ha la possibilità di sconfiggere alla radice il male presente nel mondo. La nostra preghiera è tanto più necessaria se consideriamo con quali caratteristiche si presenta la guerra nel mondo di oggi, caratteristiche che la rendono diversa e ancora più terribile rispetto ad altre epoche.
Innanzitutto colpisce la perdita di ogni regola e di ogni limite: nel corso degli ultimi secoli era maturata la consapevolezza che era necessario nei rapporti tra gli stati un ordine che ponesse dei limiti e delle garanzie, anche nel caso di conflitti. Si è sviluppato così il diritto internazionale, che ha anche un ramo che riguarda le situazioni di guerra: di questa grande conquista dell’umanità possiamo dire che ben poco è rimasto. Oggi infatti non esiste alcun altro diritto che il diritto della forza: siamo tornati all’homo homini lupus. E’ la prima e forse più grande perdita che deriva dall’attuale situazione di guerra, meno avvertita rispetto alle distruzioni materiali e alle perdite umane ma non per questo meno grave: è distrutta alla radice la fiducia tra i popoli, l’idea di una fraternità che ci unisce al di là delle differenze.
In secondo luogo le modalità nuove che la tecnologia offre agli eserciti rischiano di ridurre la guerra ad uno spettacolo: è stato coniato a questo proposito un neologismo la «gamificazione» della guerra, ridotta ad un videogioco. A questo proposito vorrei citare le coraggiose parole di un vescovo americano, l’Arcivescovo di Chicago card. Blaise Cupich: anche la guerra – incalza il Cardinale Cupich – «ormai è diventata uno sport per spettatori o un gioco di strategia». L’Arcivescovo di Chicago riporta il caso sintomatico della piattaforma di scommesse online che ha dovuto risarcire con più di 2,2 milioni di dollari gli scommettitori insoddisfatti del modo in cui, dopo l’uccisione di Ali Khamenei, l’azienda aveva distribuito i 55 milioni di dollari di chi aveva puntato sulla cacciata della Guida Suprema dell’Iran. «I giornalisti» riferisce il Cardinale «ora usano il termine “gamificare” la guerra per descrivere questa dinamica». E si tratta di «un profondo fallimento morale, perché la “gamificazione” spoglia le persone reali dell’umanità». Una spirale in cui si dissipa ogni umanità, mentre «siamo elettrizzati dal potere distruttivo del nostro esercito. Diventiamo dipendenti dallo “spettacolo” delle esplosioni. E il prezzo di questa abitudine è quasi impercettibile, poiché diventiamo insensibili ai veri costi della guerra».
Di fronte a quanto sta succedendo abbiamo bisogno di pregare non solo per ottenere la cessazione delle ostilità, ma perché la preghiera trasformi il nostro cuore e non ci lasciamo corrompere dalla seduzione della violenza.
Si comincia a costruire la pace nel proprio ambiente di vita lottando contro la violenza: quanta violenza c’è anche nella nostra società! E’ la violenza delle azioni, ma anche dei pensieri e delle parole. C’è tanta violenza ad esempio nel nostro modo di affrontare temi delicati e complessi come l’immigrazione e l’integrazione con gli stranieri che vivono tra noi. Come cristiani dobbiamo sentirci impegnati a costruire ponti perché nasca una vera fraternità: anche se di cultura e di religione diversa dalla nostra anche gli stranieri sono creature umane, figli dello stesso Padre. Cominciamo a costruire la pace offrendo anche a loro relazioni fraterne, momenti di incontro e dialogo, aiuto nelle difficoltà.
La pace ha bisogno di uomini e donne che siano capaci di osare l’inaudito: solo la fede che si esprime nella preghiera umile e fiduciosa può generare operatori di pace, di giustizia e di fraternità.

