MESSA ESEQUIALE PER DON ORAZIO TOSI

Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione
09-04-2026

Il nostro caro don Orazio ci ha lasciato all’indomani della Pasqua: è una coincidenza che ci provoca a vivere la sua dipartita da questo mondo come un passaggio. La Pasqua di Gesù infatti è stata il suo passaggio da questo mondo al Padre: così anche la morte di chi crede e spera in lui è un passaggio al Padre, il compimento di quell’immersione nel mistero pasquale di Cristo che abbiamo vissuto nel battesimo.

Come ci ha spiegato San Paolo nella seconda lettura: «Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione».

Il battesimo, inizio della nostra vita cristiana, illumina pertanto anche il momento finale della nostra esistenza terrena: la morte allora non ci appare più come la parola finale della nostra vita, ma come il momento in cui si svela in pienezza il nostro destino di vivere con Cristo in Dio. Don Orazio ha creduto e annunciato la vita che ci aspetta oltre la morte: quanti funerali celebrati in 68 anni di ministero, e per questo non si è fatto trovare impreparato all’ultimo passaggio.

Nato a Pontecchio il 30 12.1933, fu ordinato prete il 6.7.1958. Nei primi anni dopo l’ordinazione fu vicario cooperatore a Bergantino dal 1958 al 1962 e ad Ariano dal 1962 al 1965. Fu poi parroco di Panarella dal 1965 al 1968, quindi a Rasa fino al 1983, a Santa Maria Maddalena per ventitré anni e poi dal 2006 a Pincara, dove rimase per ben 16 anni, fino al dicembre del 2022, quando per motivi di età e di salute fu ricoverato nel Centro Servizi Anziani “Villa Resemini” di Stienta.

Io ho avuto modo di conoscerlo quando già era avanti negli anni, ma mi ha colpito sempre il suo stile di vita semplice e il suo modo di essere vicino alla vita delle persone. Ci teneva molto al rapporto con la gente e credo che questo spieghi anche il suo attaccamento alla vita in parrocchia: è stato parroco fino a 89 anni di età e anche quando ha dovuto ritirarsi ha continuato a coltivare il desiderio di tornare a fare il parroco: io credo non tanto per il ruolo, ma per stare con la gente. Conservo a questo proposito il ricordo di alcune confidenze che mi faceva quando andavo a trovarlo negli ultimi anni in cui era qui a Pincara. Mi diceva che si sedeva fuori della canonica e aspettava che passasse qualcuno per salutarlo e fare qualche chiacchiera: questo era il suo metodo pastorale. Mi confidava poi la sua gioia di andare di vedere i bambini alla Scuola dell’infanzia, quando andava a prendersi il pranzo. Momenti semplici, che dicono però un atteggiamento di vicinanza e di condivisione.  L’interesse e la cura per le famiglie e la sua attenzione ai poveri. Aveva uno stile di vita molto semplice e non aveva remore ad aiutare le famiglie che si trovavano in stato di necessità a costo anche qualche volta di lasciare che se ne approfittassero.

Don Orazio ci lascia il ricordo di una bella figura di prete, capace di prendersi cura degli altri e di farsi benvolere dalla gente.

Ora per lui sono passate le cose di questo mondo e noi offriamo al Signore la sua vita e il su o ministero. Allo stesso tempo chiediamo per la nostra Chiesa di saper seguire il suo esempio e di saper stare anche con i piccoli e i poveri: come abbiamo sentito nel Vangelo delle beatitudini di essi è il Regno dei cieli e chi si fa piccolo e povero sarà beato.