ESEQUIE DI DON BENEDETTO VARLIERO

«Chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato ha la vita eterna e non va incontro al giudizio ma è passato dalla morte alla vita»
08-01-2026

Anche per don Benedetto è venuto il momento di varcare la soglia che separa la morte dalla vita: è arrivato a questo passaggio carico di anni, 98 non sono pochi, ma, quel che conta di più, accompagnato dal bene seminato in 72 anni di ministero sacerdotale. Io ho avuto modo di conoscerlo quando già stava per lasciare il ministero di parroco. Ricordo che il giorno del mio ingresso in Diocesi, nella Cattedrale di Adria al momento del saluto da parte dei rappresentanti del popolo di Dio della Diocesi, lui è venuto in rappresentanza dei presbiteri. Ho avuto modo poi di incontrarlo durante gli esercizi spirituali del clero, a cui non è mai mancato finché le forze glielo hanno consentito, e poi visitandolo nella abitazione in cui viveva con il fratello e la cognata.

In Diocesi è vivo il ricordo di don Benedetto come di un prete buono, che si faceva benvolere per la sua disponibilità e la sua gentilezza. Una sua parrocchiana mi ha fatto pervenire una lettera che gli ha indirizzato quando ha saputo della sua dipartita e lo ricorda così: «Una persona buona, generosa, attenta ai bisogni di tutti, dai più piccoli ai più grandi. La tua premura verso le fragilità del prossimo e la risata sempre in tasca, perché niente riusciva a scalfirti, hanno fatto di te una guida importante per la piccola comunità di Bornio. La tua casa era la casa di tutti: il salone parrocchiale diventava il luogo del catechismo e della formazione dei chierichetti. Per tutto il pomeriggio si giocava dentro e fuori, era la festa della settimana per noi piccoli bambini che vivevamo il paese così assiduamente. Il periodo natalizio era il mio preferito… a Natale la chiesa si illuminava di gioia grazie ai cori parrocchiali, quattro voci, gregoriano e quello dei ragazzi. C’era davvero spazio per tutti… Aspettavamo l’arrivo della befana in salone, dopo la recita dei bimbi preparata grazie al lavoro di mamme tenaci e pazienti e la premiazione del concorso dei presepi… era la festa di Bornio, la più bella dell’anno! Amavi circondarti dei tuoi parrocchiani, a cui hai sempre voluto tanto bene, e aprivi le porte a tutti per poter stare con loro… Avevi sempre una buona parola per tutti e un sorriso per scacciare le preoccupazioni. Il tuo sguardo attento e riflessivo quando cercavi di trovare le parole giuste per chi ti cercava per avere conforto, la tua mano sempre pronta a stringere e dare coraggio, sono piccoli gesti che ci hanno insegnato ad essere buoni, generosi e gentili, come lo eri tu».

Sono parole molto belle, a cui penso non ci sia molto altro da aggiungere. Dopo una lunga esistenza trascorsa nel servizio di Dio e dei fratelli, la sua morte ci appare veramente come un passaggio alla vita, come ci dice Gesù nel brano del Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato: «Chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato ha la vita eterna e non va incontro al giudizio ma è passato dalla morte alla vita»: don Benedetto era un uomo di fede, che si è nutrito della Parola del Signore, e ha atteso con pazienza e perseveranza il momento dell’incontro con il suo Signore. Possiamo applicare a lui le parole di Isaia, sentite nella prima lettura: «Ecco il nostro Dio, in Lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci ed esultiamo per la sua salvezza».

A noi che lo abbiamo conosciuto e stimato, resta il compito di non dimenticare l’insegnamento che ci ha lasciato: dal cielo don Benedetto interceda per la nostra chiesa e per il nostro presbiterio, perché possiamo anche noi in questo tempo difficile segnare un solco in cui camminare verso il Signore.