La nascita di Gesù è il compimento di una promessa di salvezza, che Dio ha fatto all’umanità. Il brano del Vangelo di Matteo, che ci è stato proposto presenta Gesù come l’inizio di una nuova creazione e, nello stesso tempo, come il compimento della lunga vicenda di Israele. La genealogia non è dunque un elenco anagrafico, ma una lettura teologica della storia. I titoli “figlio di Davide” e “figlio di Abramo” collocano Gesù dentro le due grandi promesse bibliche: quella della discendenza benedetta per tutte le genti e quella del regno stabile affidato a Davide. L’evangelista mostra che la storia non procede in linea retta, ma attraverso passaggi critici, cadute e ripartenze: sempre però Dio riprende la sua iniziativa e trova il modo perché gli eventi, anche i più drammatici, segnino un progresso verso la salvezza promessa.
Questa storia di salvezza non si è conclusa con la nascita nella carne del Figlio di Dio, ma prosegue ancora in attesa dell’ultima definitiva venuta del Signore. Per questo possiamo leggere le vicende dell’umanità e anche quelle della nostra città alla luce della promessa di Dio. Nonostante i drammi che il mondo sta vivendo, chi crede ha la certezza che Dio non abbandona l’umanità e mantiene fede alla sua promessa di bene: Dio infatti con l’incarnazione del suo Figlio si è unito per sempre all’umanità. In questa prospettiva risuonano cariche di consolazione e di speranza anche per la nostra città di Rovigo le parole del profeta Isaia, che abbiamo ascoltato nella prima lettura e che si collocano nel tempo dell’esilio e si riferiscono a Gerusalemme, al tempo una città distrutta e devastata. Quello del profeta per la sua città è un amore impaziente che con forza richiede la restaurazione della giustizia e della salvezza. L’oracolo non esprime solo il desiderio di veder ricostruiti edifici e reinsediati gli abitanti ma anche il fiducioso abbandono nelle mani di Dio. La restaurazione sognata comporta una vera reviviscenza della vita cittadina, della gioia dello sposo e della sposa, dei canti e delle feste, della fecondità della terra arata, seminata, veramente «sposata». L’amore per la città è l’amore per il popolo, con la sua cultura e la sua storia. Il profeta in nome dell’amore per la sua città e il suo popolo si fa loro intercessore insegnando ai figli d’Israele a fare lo stesso per Gerusalemme. Il profeta che sogna Gerusalemme, città dell’incontro tra amici, difesa contro i nemici, culla della cultura, non si rassegna a vederla come luogo di violenza e di solitudine, di indifferenza e crudele competitività. Perciò invita i suoi concittadini a non smettere di sperare perché dove c’è speranza per la città umana c’è anche la salvezza.
Celebrare questa sera il Natale del Signore in questo tempio che esprime la fede di tante generazioni di cittadini di Rovigo significa fare nostro il sogno del profeta per Gerusalemme: anche noi sogniamo che Rovigo diventi sempre più città dell’incontro tra persone diverse che sanno promuovere rapporti di fraternità e di giustizia, cenacolo di cultura, di arte e di musica, comunità solidale con i più poveri ed emarginati. Come Isaia anche noi mettiamo nelle mani di Dio questo sogno, facendoci forti della promessa di salvezza che Lui ha già adempiuto inviando nel mondo il suo Figlio.
