Siamo arrivati alla fine di questa giornata di festa, una giornata attesa e preparata da tempo. La concludiamo in chiesa con questa celebrazione che ci invita ad andare al cuore della festa e a fissare la nostra attenzione sul Bambino nato a Betlemme per riconoscere in Lui il Figlio di Dio, il nostro Salvatore. Oggi non festeggiamo una nascita come tante, festeggiamo una nascita unica, diversa da tutte le altre.
Il bambino che contempliamo nel presepio infatti è la Parola di Dio fatta carne. Questa Parola è vita e luce per gli uomini: è la parola che era presso Dio e per mezzo della quale tutto è stato fatto.
Il centro del prologo del Vangelo di Giovanni, che abbiamo appena ascoltato, è nell’affermazione «il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi: e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità».
Analogamente nel brano della lettera agli Ebrei ci viene rivelato in modo stupendo il mistero nascosto nel volto del bambino di Betlemme: «… ultimamente in questi giorni, Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio … Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e tutto sostiene con la sua parola potente».
E’ nell’umanità di Gesù (la carne secondo il linguaggio biblico) che si vede la gloria stessa di Dio. Siamo qui al cuore della fede cristiana: è quello che la teologia chiama «mistero dell’incarnazione». Incarnazione è il fatto che il Figlio di Dio, il Verbo nel linguaggio del Vangelo di Giovanni, ha assunto la natura umana per realizzare in essa la nostra salvezza. Incarnazione «non significa che Gesù sia in parte Dio e in parte uomo, né che sia il risultato di una confusa mescolanza di divino e umano. Egli si è fatto veramente uomo rimanendo veramente Dio» (Catechismo della Chiesa cattolica n. 464) pertanto «La fede nella reale incarnazione del Figlio di Dio è il segno distintivo della fede cristiana» (ibidem n. 463).
L’incarnazione del Verbo apre a noi una strada per accedere a Dio: il Figlio di Dio, fattosi uomo in Gesù di Nazareth, è una Parola costantemente rivolta al Padre. E’ ascoltando questa Parola che anche noi possiamo vedere il Padre.
Veramente la carne di Dio, la nostra stessa carne glorificata in Gesù, è la via che ci porta alla salvezza, è il cardine su cui poggia la nostra vita secondo il detto latino «caro cardo salutis».
Accogliere questa verità di fede non è però scontato. Lo ha ricordato recentemente Papa Leone che ha parlato di una «sfida» che ci viene posta dalla cultura contemporanea e che riguarda anche i credenti: ciò avviene «quando si guarda a Gesù con ammirazione umana, magari anche con spirito religioso, ma senza considerarlo davvero come il Dio vivo e vero presente in mezzo a noi. Il suo essere Dio, Signore della storia, viene in qualche modo oscurato e ci si limita a considerarlo un grande personaggio storico, un maestro sapiente, un profeta che ha lottato per la giustizia, ma niente di più. Nicea ce lo ricorda: Cristo Gesù non è un personaggio del passato, è il Figlio di Dio presente in mezzo a noi, che guida la storia verso il futuro che Dio ci ha promesso» (Leone XIV, Discorso nella Cattedrale dello Spirito Santo di Istanbul, 28 novembre 2025).
Mettere in discussione che Gesù è vero Dio e vero uomo porterebbe a svuotare la fede cristiana, a ridurla ad un’idea, una teoria filosofica o un sistema morale. Credere in Dio fatto uomo in Gesù di Nazareth invece è entrare in una storia di salvezza: proprio perché si è fatto uomo Dio continua ad operare la salvezza dentro la storia, generando una umanità nuova capace di combattere il male e il peccato presenti nel mondo. E’ questa fede che ci può dare speranza in questo momento terribile della storia. In questo giorno santo davanti al Bambino del presepio, rinnoviamo anche noi la consapevolezza del mistero dell’Incarnazione: adorando come i pastori una creatura debole e fragile, riconosciamo il nostro Salvatore, il Dio fatto uomo e chiediamo la grazia di poter vivere nella sua luce e nel suo amore.
