SOLENNITÀ DELL’EPIFANIA

Come i Magi sono stati guidati dalla luce della stella anche gli uomini e le donne di oggi hanno bisogno di trovare una luce che li guidi e che li metta in cammino. La Chiesa ha proprio questo compito: riflettere la luce che è Cristo perché gli uomini possano trovare la strada che porta a Lui, luce delle genti.
06-01-2026

L’Epifania ci appare legata ad una serie di consuetudini che sottolineano aspetti folcloristici: i Magi con i loro doni infatti hanno dato alla fantasia popolare il motivo per una molteplicità di iniziative di manifestazioni. Non dobbiamo però perdere di vista il significato religioso di questa festa che è strettamente connessa con quella del Natale. È utile ricordare che in Oriente l’Epifania è quello che per noi è il Natale: di fatto ancora oggi le chiese orientali (ortodosse, ma anche cattoliche) celebrano la nascita di Gesù il 6 gennaio. A differenza della tradizione occidentale (latina) quella orientale (greca) sottolinea l’aspetto della manifestazione di Dio nel bambino nato a Betlemme da Maria: di qui il nome della festa “epifania”, che in greco significa «manifestazione». Il racconto dell’adorazione dei magi non è una fiaba che sollecita la nostra fantasia, ma con un linguaggio simbolico ci spiega come in Gesù di Nazareth Dio si fa visibile agli uomini e li illumina con la sua luce. Il viaggio dei Magi rappresenta il desiderio di conoscere Dio che è presente in ogni uomo e che trova risposta nell’incontro con Gesù Cristo, figlio di Dio, vero uomo e vero Dio. Gli altri due testi biblici che ci sono stati proposti dalla liturgia ci aiutano a cogliere il significato profondo di questo racconto. Nella prima lettura il profeta Isaia ci presenta la visione di una umanità in cammino: i popoli dalle varie parti della terra sono in viaggio verso la città di Gerusalemme ci dicono che il Dio che si è rivelato al popolo di Israele è per tutti gli uomini e tutta l’umanità è chiamata a trovare in lui la propria unità. Paolo nel brano della lettera agli Efesini parla di un mistero che gli è stato fatto conoscere: tutte «le genti sono chiamate in Cristo Gesù a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo».

Mi sembra importante richiamare il messaggio di questa festa oggi, in un tempo in cui sembra dominare l’indifferenza religiosa e in cui anche l’annuncio del Vangelo non porti frutti. Le figure dei Magi, questi re pagani che si mettono in cammino per cercare una risposta alle loro domande, ci provocano a vedere anche negli uomini e nelle donne del nostro tempo un’analoga ricerca di qualcosa che vada oltre le cose materiali e che dia un senso alla loro vita. Come ricordava Papa Francesco in Evangelii Gaudium «A volte perdiamo l’entusiasmo per la missione dimenticando che il Vangelo risponde alle necessità più profonde delle persone, perché tutti siamo stati creati per quello che il Vangelo ci propone: l’amicizia con Gesù e l’amore fraterno. Quando si riesce ad esprimere adeguatamente e con bellezza il contenuto essenziale del Vangelo, sicuramente quel messaggio risponderà alle domande più profonde dei cuori. Il missionario è convinto che esiste già nei singoli e nei popoli, per l’azione dello Spirito, un’attesa anche se inconscia di conoscere la verità su Dio, sull’uomo, sulla via che porta alla liberazione dal peccato e dalla morte. L’entusiasmo nell’annunziare il Cristo deriva dalla convinzione di rispondere a tale attesa».

Come i Magi sono stati guidati dalla luce della stella anche gli uomini e le donne di oggi hanno bisogno di trovare una luce che li guidi e che li metta in cammino. La Chiesa ha proprio questo compito: riflettere la luce che è Cristo perché gli uomini possano trovare la strada che porta a Lui, luce delle genti.

A questo proposito mi piace ricordare l’incipit della Costituzione sulla Chiesa del Concilio Vaticano II, che inizia proprio affermando che Gesù Cristo è «luce delle genti» («Lumen Gentium»), una luce che si riflette sul volto della Chiesa perché tutti gli uomini ne siano illuminati. Possiamo allora capire che cosa significhi annunciare il Vangelo: non è opera di proselitismo, come se la Chiesa fosse una delle tante organizzazioni umane, o peggio di marketing: è invece far risplendere la luce di Cristo attraverso una vita trasformata dal Vangelo. Avviandoci alla conclusione di questo tempo di Natale chiediamoci come nella nostra vita ordinaria possiamo fa risplendere quella luce di Cristo che abbiamo avuto al grazia di contemplare di gustare celebrando il mistero della nascita nella carne del Figlio di Dio.