SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Il Signore benedica gli sforzi di chi ogni giorno costruisce la pace e doni all’umanità la grazia di vivere nella pace
01-01-2026

In questo primo giorno dell’anno la nostra attenzione è tutta protesa al tempo che ci sta davanti: gli auguri che ci scambiamo esprimono il desiderio di poter vivere un tempo buono, ricco di serenità e fecondo di frutti. La liturgia apre il nuovo anno con la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, che chiude l’ottava di Natale.

Maria è la madre, colei che genera, colei che dà la vita e che pertanto sta sempre all’inizio di un nuovo percorso, di una nuova storia. Da Maria pertanto possiamo imparare gli atteggiamenti spirituali con cui iniziare questo nuovo anno. Lei innanzitutto ha aperto il cuore alla Parola di Dio e così ha potuto far posto nel suo corpo al Figlio di Dio, Gesù, il Dio che salva. L’evangelista Luca ci descrive la fisionomia spirituale di Maria con una notazione che ci fa capire come per tutta la vita Maria ha continuato a custodire e ad accogliere la Parola: «Maria da parte sua custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore»: Lei ci insegna che la Parola, per portare frutto ha bisogno di essere custodita e curata con amore: solo così è possibile scoprire il disegno di salvezza che è nascosto negli eventi della vita di ogni giorno. Se anche noi seguiremo l’esempio di Maria e sapremo custodire e meditare nel cuore quanto andremo vivendo in questo nuovo anno, scopriremo che il Signore cammina con noi e vuole costruire per noi e assieme a noi la storia della nostra salvezza. Tutta la nostra vita, infatti, è sotto la benedizione di Dio: su di noi infatti è stato pronunciato il suo nome. Il Vangelo ci spiega che il nome “Gesù” significa “Dio salva” e nel testo del libro dei Numeri, proposto nella prima lettura, per tre volte viene pronunciato il nome divino come benedizione su di noi. Questo testo bellissimo ci aiuta a guardare con fiducia e speranza il tempo nuovo che ci sta davanti: ci dice infatti che il Signore ci custodisce e ci protegge; che ci comunica la sua benevolenza (lo esprime con una immagine molto bella: lo splendore del suo volto) e infine ci dice che il Signore ci dona la pace: la pace (“shalom”) è la pienezza di tutto ciò che possiamo desiderare. E’ significativo che proprio nel primo giorno dell’anno, la Chiesa cattolica celebri la “Giornata mondiale della pace”. Questa iniziativa, voluta da papa Paolo VI, all’indomani della chiusura del Concilio, assume quest’anno un valore e un’attualità veramente particolari. L’anno che si è chiuso infatti ha visto dilagare e incancrenirsi quella che Papa Francesco chiamava «terza guerra mondiale a pezzi». Il messaggio di papa Leone per la Giornata della pace di quest’anno si intitola «:«La pace sia con tutti voi: verso una pace “disarmata e disarmante”» e muove proprio da questo contesto di guerra per chiedere a tutti di custodire la pace: la pace infatti non è un ideale lontano, ma è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare. Il Papa osserva che se consideriamo la pace una realtà lontana, finiamo per negarla. Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica. Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui. Infatti, la forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza».

Il Papa sottolinea come al riarmo materiale si accompagna anche un riarmo dei cuori e delle menti: « alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza».

Per disarmare i cuori la via da percorrere è quella dell’ascolto e del dialogo. Nello sviluppo di questi atteggiamenti hanno un ruolo speciale anche le religioni: esse possono promuovere il risveglio delle coscienze e del pensiero critico, vigilando sul tentativo di trasformare in armi perfino i pensieri e le parole. Determinante poi è la dimensione politica della costruzione della pace: occorre valorizzare la via della diplomazia, della mediazione e del diritto internazionale,

Il Messaggio del Papa ci provoca perché afferma che tutti possiamo e dobbiamo farci «amici della pace»: mi sembra che questo debba essere il nostro impegno nell’anno che oggi inizia. Il Signore benedica gli sforzi di chi ogni giorno costruisce la pace e doni all’umanità la grazia di vivere nella pace!