La Pasqua fin dalle origini è la festa della vita: prima ancora di essere per il popolo il memoriale della liberazione dalla schiavitù d’Egitto era la festa che segnava il passaggio ad una nuova vitalità della natura dopo i rigori dell’inverno. Per i cristiani poi è la festa che celebra la vita nuova che Cristo ci ha conquistato con la sua morte e risurrezione.
Nel clima di violenza e di morte che il mondo intero sta vivendo può apparire «stonato» festeggiare la vita e la vittoria del bene sul male: non rischiamo forse di illuderci e di evadere dalla realtà?
Proprio in questo tempo di guerra e di «disordine mondiale» abbiamo invece più che mai bisogno di celebrare la Pasqua. Nello smarrimento e nella preoccupazione per ciò che sta accadendo, cerchiamo tutti una luce che possa illuminare il futuro per noi e per le persone che ci sono care. Credenti e non credenti non possiamo rassegnarci all’idea che non ci sia risposta al desiderio di vita che proviamo e che costituisce la molla potente che ci fa andare avanti.
La Pasqua è la risposta di Dio al grido che sale dall’umanità intera: è il grido muto di Gesù sulla croce in cui riconosciamo il lamento delle vittime innocenti delle tante guerre che insanguinano il mondo, è il grido di chi non si rassegna e continua a lottare per la fraternità e la pace, è il grido di chi dona se stesso perché gli altri possano vivere. Questo grido Dio stesso l’ha fatto proprio: sulla croce Gesù non è soltanto un uomo che soffre e grida, ma è il Figlio stesso di Dio che si carica di tutto il dolore dell’umanità.
Sono sconvolgenti nella loro drammaticità le ultime parole di Gesù sulla croce: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato!». Sono parole che da un lato dicono la disperazione di chi si sente in balia della violenza e della morte, ma dall’altro rivelano un uomo che continua a tenere aperto un rapporto con il Padre. L’invocazione del nome di Dio, ripetuta due volte, ci dice che Gesù non è semplicemente un uomo disperato: è sì un uomo provato all’estremo, ma è anche un uomo che si affida a Colui da cui sa di poter essere salvato. Il Salmo 22, che inizia proprio con le parole che Gesù ha pronunciato sulla croce, dopo aver espresso la desolazione e la sofferenza del giusto, giunge ad una affermazione che cambia completamente la prospettiva: «Egli [Dio] non ha disprezzato né disdegnato l’afflizione del povero, il proprio volto non gli ha nascosto ma ha ascoltato il suo grido di aiuto».
Sì, Dio ha ascoltato il grido di Gesù risuscitandolo dal sepolcro per una vita nuova: così ascolterà il grido di tutti i poveri e di tutti i sofferenti. E’ per questo che celebriamo la Pasqua in questo nostro tempo: non la celebriamo nonostante la violenza e la guerra, la celebriamo proprio perché dentro questa situazione di morte abbiamo bisogno di credere ancora nella vita e di impegnarci perché l’amore, la giustizia e la pace siano più forti dell’odio e della prepotenza.
L’augurio di buona Pasqua che ci scambiamo diventi allora un messaggio di speranza, una luce che ci illumina, un fuoco che ci riscalda. Personalmente vorrei far arrivare questo augurio prima di tutto a coloro che soffrono: ai malati, ai poveri, alle persone sole, ma anche ai ragazzi e ai giovani che spesso si sentono trascurati e messi ai margini della società. Auguro buona Pasqua anche agli immigrati che vivono tra noi e a chi sconta la pena in carcere, gli adulti della casa circondariale, ma anche i minorenni dell’Istituto Penale Minorile aperto da poco a Rovigo.
L’annuncio della Risurrezione del Signore aiuti tutti a percorrere la via di una vita nuova, più forte del peccato e della morte!
Messaggio pasquale del Vescovo Pierantonio
L’augurio di buona Pasqua che ci scambiamo diventi un messaggio di speranza, una luce che illumina, un fuoco che riscalda
+Pierantonio Pavanello – Vescovo di Adria-Rovigo
