PELLEGRINAGGIO DIOCESANO ALLA BASILICA DI SANT’ANTONIO

Le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue
04-06-2019

Il nostro pellegrinaggio diocesano si inserisce nel contesto più ampio della tredicina di Sant’Antonio, che quest’anno vuole ricordare un anniversario significativo: gli 800 anni dell’incontro di San Francesco con il Sultano. Si tratta di un episodio importante della vita del Santo di Assisi, come sottolineano le sue biografie.

E’ stato definito uno dei più straordinari gesti di pace nella storia del dialogo fra cristianesimo e islam: oggi si parlerebbe di dialogo interreligioso, termine sconosciuto all’epoca medievale. Esattamente ottocento anni fa, nel mese di giugno del 1219, in piena Quinta Crociata, Francesco d’Assisi lascia la sua città per recarsi dai musulmani, dopo alcuni tentativi falliti. Su una barca di militari e mercanti raggiunge con alcuni frati il porto di San Giovanni d’Acri, nel nord della Palestina con l’obiettivo di abbandonare il campo cristiano e far visita al sultano d’Egitto, Melek-el-Kamel. L’incontro avvenne qualche mese dopo, forse nella tregua d’armi a settembre, nel porto di Damietta, sul delta del Nilo, dove il nipote del Saladino accolse i frati (probabilmente Francesco e fra Illuminato) con grande cortesia, nonostante la contrarietà del resto della corte, e offrì loro pure dei doni che il Poverello però, come si poteva immaginare, rifiutò.

La decisione di Francesco di andare ad incontrare il Sultano non fu un gesto scontato, andava contro tutte le convenienze e anche contro la logica del buon senso. Non fu però qualcosa di episodico, ma rivela uno stile che il Santo proponeva ai suoi frati. Nella regola infatti dà indicazioni precise per i frati che si sentono chiamati ad andare tra i saraceni: «I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti né dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio redentore e salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio». Il testo prosegue con alcune citazioni evangeliche allo scopo di esortare i frati a rendere una testimonianza coraggiosa della propria fede, soffrendo anche la persecuzione, fino all’accettazione del martirio dal momento che «hanno donato sé stessi e abbandonato i loro corpi al Signore».

La missione tra gli infedeli tocca anche la vita di Sant’Antonio: egli conosce il movimento francescano proprio attraverso cinque frati che si preparavano a partire per il Marocco. Questo incontro avvenne proprio nell’anno 1219, l’anno dell’incontro di Francesco con il Sultano, e fu determinante per la decisione di Antonio di abbandonare l’ordine agostiniano e di farsi seguace di San Francesco.

Che cosa spinge San Francesco e con lui Sant’Antonio a desiderare di andare tra gli infedeli? Certamente il desiderio di annunciare il Vangelo, di diffondere il Regno di Dio. Importante però il modo con cui lo fanno: mentre i crociati cercano di conquistare il Santo Sepolcro con la forza delle armi, Francesco va incontro ai saraceni “gli infedeli” disarmato, umile e dimesso armato solo della fede in Gesù Cristo. Francesco ha capito che per annunciare il Vangelo in modo credibile occorre prima incontrare le persone, creare relazioni, anche quando sono dei ”nemici”. In una parola occorre fare esperienza concreta di fraternità.

Il messaggio di San Francesco, fatto proprio anche da Sant’Antonio (che dopo essere entrato tra i francescani si recò pure lui per un breve periodo tra i “saraceni” in Marocco) è di grande attualità anche oggi. In un mondo che si chiude sempre di più, dove la paura dei cambiamenti ci porta a vedere nemici in chi è diverso da noi (in particolare chi ha una religione diversa da noi), questi due santi ci richiamano a vivere la fraternità con ogni uomo, come fonte di concordia e di pace tra gli uomini. In questa prospettiva mi sembra importante richiamare la vostra attenzione sulla Dichiarazione di Abu-Dabi sulla «fratellanza umana per la pace e la convivenza comune» firmata da papa Francesco con l’Iman di Al Azhar, una delle personalità più autorevoli del mondo musulmano. E’ un documento molto importante che ci fa vedere come in tutte le religioni è presente l’anelito alla pace e alla fraternità: «Le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato – in alcune fasi della storia – dell’influenza del sentimento religioso sui cuori degli uomini per portali a compiere ciò che non ha nulla a che vedere con la verità della religione, per realizzare fini politici e economici mondani e miopi. Per questo noi chiediamo a tutti di cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco e di smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione. Lo chiediamo per la nostra fede comune in Dio, che non ha creato gli uomini per essere uccisi o per scontrarsi tra di loro e neppure per essere torturati o umiliati nella loro vita e nella loro esistenza. Infatti Dio, l’Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il Suo nome venga usato per terrorizzare la gente».

Chiediamo a Sant’Antonio e al suo maestro San Francesco di pregare per questo nostro mondo perché ritrovi la via che porta alla pace e alla concordia. Interceda anche per noi, perché non ci lasciamo sedurre dalla cultura dell’odio, ma seguendo il Vangelo sappiamo andare incontro ad ogni uomo offrendogli il dono della nostra fraternità.