Di “progresso” si parla ventidue volte, di “dignità” novantotto. È il primo dato che smonta un’attesa: Magnifica humanitas, l’enciclica di Leone XIV diffusa oggi, 25 maggio, porta l’intelligenza artificiale nel sottotitolo ma la nomina pochissimo. Il bigramma “intelligenza artificiale” vi ricorre 14 volte, “algoritmo” 17, “tecnica” 29; a sovrastarli è la lingua dell’umano, che è anche la più frequente dell’intero testo: “umano” è il lemma numero uno con 200 occorrenze, “persona” segue con 158, “dignità” con 98. Già il titolo è una dichiarazione – humanitas, non la tecnica -; il resto del documento, riga dopo riga, lo conferma. Un’enciclica che parla di IA per parlare dell’uomo.
Una “res nova” che interroga la persona, non la tecnica
Lo scarto lessicale traduce una scelta di fondo. Leone XIV apre richiamando il 135° anniversario della Rerum novarum e fissa il parallelo che regge tutto: se nel 1891 Leone XIII parlava di “nuove questioni”, oggi quelle “cose nuove” hanno il volto della digitalizzazione e dell’IA. L’intelligenza artificiale diventa così la questione sociale del nostro tempo, erede diretta di quella operaia. Ma il Papa nega che si tratti di un tema specialistico: non “un’appendice tematica”, scrive, bensì “una trasformazione che interpella dall’interno le categorie della Dottrina sociale” – l’espressione più ricorrente del testo, 53 volte. E il punto su cui interpella non è la potenza degli strumenti, è il loro effetto sull’uomo. Il bersaglio polemico ha un nome – il paradigma tecnocratico – e una soglia precisa: quando “l’efficienza diventa misura del valore”, “l’essere umano è tentato di pensarsi come un progetto da ottimizzare più che come una creatura chiamata alla relazione”. Da qui il rovesciamento che dà senso a tutte quelle ricorrenze di “dignità”: “l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite”. Fragilità, corpo, sofferenza non sono difetti da correggere. È la risposta dell’enciclica al transumanesimo, letto come la tentazione di tradurre “il mistero della persona in dati e prestazioni”.
Il potere privato, le armi, il lavoro: la posta è sempre l’uomo
Che l’IA sia pretesto per parlare d’altro lo confermano i campi in cui il testo entra. Il potere, anzitutto – parola che vi ricorre 122 volte -, di cui il Papa registra una mutazione: “Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi”. Un potere “prevalentemente ‘privato’, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune”. Poi la verità – 64 occorrenze contro una sola di “menzogna” -, “bene comune e non una proprietà di chi ha potere o visibilità”, minacciata da una disinformazione che “non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente”. Poi la guerra, dove l’automazione tocca il nervo morale: “quando la decisione di colpire si automatizza o si opacizza, cresce il rischio di deresponsabilizzazione”. E il lavoro, che l’innovazione rischia di trasformare in “un’accelerazione dell’ingiustizia” se non governata in anticipo. Quattro terreni diversi, una sola posta. Lo dice il vocabolario: dopo “persona” e “dignità”, le parole più dense del testo sono “bene comune”, “responsabilità”, “giustizia”, “lavoro”, tutte oltre la sessantina di occorrenze, nessuna appartenente al lessico della tecnica.Magnifica humanitas è un’enciclica sull’intelligenza artificiale costruita interamente con il vocabolario dell’umano. Non un testo sulla tecnologia, ma contro la riduzione tecnica dell’umano: il Papa non teme la macchina in sé, ma “che l’umanità non perda mai la propria bellezza”. (Riccardo Benotti – Agensir)

La presentazione del card. Parolin:
“L’asimmetria tra potere tecnico e saggezza morale è forse la sfida più profonda che ‘Magnifica Humanitas’ ci consegna”. Lo ha affermato il card. Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità, aprendo oggi. lunedì 25 maggio 2026, i lavori di presentazione dell’enciclica di Papa Leone XIV, nell’Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano. Il cardinale ha inquadrato il documento nel solco della Dottrina sociale della Chiesa: “Centotrentacinque anni fa, con la ‘Rerum novarum’, Leone XIII seppe riconoscere nelle trasformazioni industriali del suo tempo una questione profondamente umana e sociale. Oggi, dinanzi alla potenza delle tecnologie digitali, la Chiesa è nuovamente chiamata a discernere le res novae della storia”. Per il card. Parolin, “Magnifica Humanitas” solleva interrogativi che trascendono la sfera tecnica: “Dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione dobbiamo scegliere come persone e come comunità umana?”. Il segretario di Stato ha sottolineato la novità del contesto rispetto all’epoca di Leone XIII: “Allora, alla Chiesa non era sempre possibile entrare direttamente in dialogo con i principali soggetti economici, politici e industriali che orientavano la trasformazione sociale. Oggi questo confronto è già avviato e coinvolge istituzioni, governi, università, imprese, centri di ricerca”. La presenza tra i relatori di Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, va letta in questa prospettiva: “testimonianza della volontà della Chiesa di incontrare coloro che operano concretamente dentro questa trasformazione”.
Card. Fernández: “Ogni essere umano ha una dignità infinita”
“L’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite”. È quanto si legge nell’enciclica “Magnifica Humanitas”, il cui nucleo teologico è stato illustrato lunedì 25 maggio, nella presentazione vaticana, dal card. Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Il cardinale ha incentrato il suo intervento sui paragrafi “più teologali” del documento – dal 118 al 130 – che delineano la visione cristiana della persona di fronte alle proposte del transumanesimo e del postumanesimo. “È proprio nel nostro essere limitati che trovano spazio la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosità che sorprende anche in mezzo all’oscurità o al fallimento, l’esperienza spirituale e l’adorazione di Dio”, richiama il testo pontificio. Di fronte alle correnti che promettono il superamento di ogni limite grazie alla tecnologia, il card. Fernández ha messo in guardia da una “falsa mistica”: nella cosmovisione ipertecnologica, “la fede è sostituita da una fiducia totale nelle capacità tecnologiche; la speranza si trasmuta in una speranza superficiale di un nuovo prodotto che ci tolga la noia; l’amore è dimenticato perché si preferisce un attaccamento alle cose”. Il prefetto ha indicato nel titolo dell’enciclica una chiave di lettura: “Il Santo Padre non si vergogna di chiamarla ‘magnifica’. Perché ogni essere umano ha una dignità infinita e mai perde quella sublime capacità di amare che Dio gli ha donato quando l’ha creato”.
Prof.ssa Rowlands: “Trasformare una cultura della potenza in una civiltà dell’amore”
“Non saremo ‘salvati’ dall’intelligenza artificiale o dai suoi post-umanesimi e trans-umanesimi. Tali ideologie danno origine a nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze”. Con queste parole Anna Rowlands, docente di Pensiero sociale cattolico alla Durham University e membro del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, è intervenuta lunedì 25 maggio alla presentazione vaticana di “Magnifica Humanitas”, l’enciclica di Papa Leone XIV. La professoressa ha collocato il documento nella scia di “Laudato si’”: “Undici anni fa, ‘Laudato si” ci chiamava a una cura urgente per la terra e i poveri, avvertendo di un paradigma tecnocratico che misura il valore umano in termini di utilità. Oggi Papa Leone chiarisce che superare questo paradigma richiede di salvaguardare urgentemente l’umano”. Rowlands ha richiamato il rischio di una “cultura del potere” che sta ridisegnando il lavoro, la famiglia, l’istruzione e la vita politica, e ha denunciato la concentrazione del potere di innovazione: “Le potenze dell’innovazione che tradizionalmente risiedevano negli Stati sono oggi concentrate nelle mani di pochi attori privati ricchi, le cui culture sono sottratte allo scrutinio del bene comune e rischiano di apparire come un nuovo imperium”. La professoressa ha invitato ciascuno a esercitare il proprio discernimento: “Quale visione di eccellenza umana incontro qui? Chi ne determina il valore? Perché la nostra libertà sia aumentata e non erosa, dobbiamo essere liberi di usare queste tecnologie o non usarle”.
Olah (Anthropic): “I sistemi di IA non sono i robot freddi e calcolatori che ci erano stati promessi, ma sono fatti di noi, delle nostre parole”
“Troviamo strutture che rispecchiano risultati delle neuroscienze umane. Troviamo prove di introspezione. Troviamo stati interni che rispecchiano funzionalmente gioia, soddisfazione, paura, dolore e disagio. Non so cosa significhi, ma penso che meriti un discernimento continuo”. Lo ha dichiarato Christopher Olah, cofondatore di Anthropic e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’intelligenza artificiale, intervenendo alla presentazione di “Magnifica Humanitas” nell’Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano. Olah ha esordito con una premessa inattesa: “Ogni laboratorio di IA d’avanguardia, incluso Anthropic, opera all’interno di un insieme di incentivi e vincoli che possono talvolta entrare in conflitto con il fare la cosa giusta”. Da qui la necessità di voci esterne: “Se vogliamo che questa tecnologia vada bene, è enormemente importante che ci siano persone al di fuori di quegli incentivi, disposte a dire cose difficili, a essere critici sinceri e riflessivi”. Olah ha spiegato che i sistemi di IA “non sono i robot freddi e calcolatori che ci erano stati promessi”, ma “sono fatti di noi, delle nostre parole”. Tre, per lui, le questioni sulle quali la voce della Chiesa è “più necessaria”: il dovere verso i poveri, l’immaginazione morale sul fiorire umano e la natura stessa dei modelli di IA. “Oggi è solo l’inizio, l’avvio di una lunga collaborazione tra coloro che costruiscono questa tecnologia e coloro che possono vedere ciò che noi, dall’interno, non riusciamo a vedere”, ha concluso.
Prof.ssa Lushombo, “L’IA può molto facilmente essere coloniale”
“Il colonialismo ai nostri giorni mostra un volto inedito. Non domina solo i corpi, ma si appropria dei dati, trasformando le vite personali in informazioni sfruttabili”. È quanto scrive Leone XIV nell’enciclica “Magnifica Humanitas”, passaggio richiamato oggi da Leocadie Lushombo, docente di teologia politica e pensiero sociale cattolico alla Jesuit School of Theology della Santa Clara University, intervenendo alla presentazione vaticana del documento. Lushombo – proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo e membro del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale – ha sviluppato quattro avvertimenti del testo papale: la salvaguardia della verità, la preservazione della libertà interiore, la tutela della coscienza relazionale e la protezione dei lavoratori vulnerabili. Particolarmente incisiva la denuncia sulle condizioni del lavoro minerario nel Sud globale, richiamata dall’enciclica: “adolescenti e bambini lavorano in condizioni pericolose nella frantumazione dei materiali da cui si ricavano le terre rare. Corpi segnati, mutilati, consumati perché il flusso del calcolo non si interrompa”. Per Lushombo, “l’IA può molto facilmente essere coloniale” e rischia di favorire un apprendimento “isolato e transazionale piuttosto che relazionale e comunitario”, erodendo le culture indigene che intendono la conoscenza come legame e dialogo.
Card. Czerny: “La transizione digitale è anche una questione ecologica”
“La transizione digitale è anche una questione ecologica”. Lo ha affermato il card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, intervenendo alla presentazione dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV, nell’Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano. Il cardinale ha strutturato il suo intervento attorno a tre parole chiave: ingegnosità, coscienza e cura. “L’intelligenza artificiale è una delle grandi conquiste dell’ingegnosità umana”, ha affermato. “Nell’intelligenza artificiale, l’umanità può intravedere un riflesso di sé stessa: la capacità di astrarre, di apprendere, di cercare ordine nella complessità”. Sul tema della coscienza, il card. Czerny ha richiamato il Concilio Vaticano II: “La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo. Là egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità” (GS 16). Il terzo nodo – la cura – è stato collegato alla continuità con “Laudato si’” e “Laudate Deum”: “Il cantiere digitale e il cantiere della nostra casa comune convergono sulla stessa domanda: quale mondo stiamo costruendo, e quale posto ha la persona umana in esso?”. Ha insistito infine sull’urgenza educativa: “È urgente insegnare alle nuove generazioni che l’evoluzione tecnologica non segue un cammino predeterminato ma può essere guidata dalla responsabilità personale e collettiva”.
Card. Parolin: “Il futuro tecnologico non è un destino già scritto”
“Il futuro tecnologico non è un destino già scritto, ma uno spazio affidato alla responsabilità umana. L’intelligenza artificiale potrà portare frutti autenticamente degni dell’uomo nella misura in cui sarà orientata da una sapienza capace di tenere insieme la dignità della persona, la giustizia della vita comune e il bene di tutti i popoli”. Così il card. Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità, chiudendo i lavori di presentazione dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV, nell’Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano. Tirando le fila degli interventi, il cardinale ha ricordato che Rowlands ha mostrato come la Dottrina sociale della Chiesa sia una tradizione viva, capace di leggere la storia senza perdere il proprio centro evangelico; Olah ha ricordato che anche dall’interno del mondo tecnico emergono domande che oltrepassano la tecnica stessa, aprendo uno spazio di dialogo tanto necessario quanto urgente; Lushombo ha richiamato la voce di coloro che rischiano di subire il cambiamento senza potervi partecipare da protagonisti, ricordando che un progresso incapace di includere diventa facilmente privilegio di pochi; il card. Fernández ha mostrato come l’enciclica interpelli la coscienza dei credenti e la formazione ecclesiale, invitando a non delegare alla tecnica le domande ultime sul senso dell’esistenza; il card. Czerny ha ricondotto tutto alla prospettiva dello sviluppo umano integrale, “senza la quale ogni analisi parziale, anche quando è accurata, rischia di perdere di vista il fine: persone più libere, popoli più giusti, una terra più abitabile”.

