ESEQUIE DI DON FRANCESCO ZACCARINI

«Siate pronti con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese»
18-06-2026

Siamo tutti sorpresi e smarriti davanti alla terribile malattia che in meno di due mesi ha portato il nostro don Francesco alla morte: una morte giunta rapidamente, senza quasi lasciarci il tempo di renderci conto di quanto stava accadendo. Credo che a molti siano tornate alla mente le parole del Vangelo: «Siate pronti con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese: siate simili a coloro che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito».

Il tempo della vita e della morte non ci appartiene: come dice Gesù il Figlio dell’uomo viene «nell’ora che non immaginate». Quello che a noi sembra un’eccezione, allora, è invece l’ordinario, la normalità. Il senso della vita infatti sta nell’attendere quel ritorno del Signore, che non dipende da noi. A noi spetta trovarci pronti, saperlo riconoscere, aprirgli la porta. Allora, come dice l’Apocalisse, Dio sarà il nostro Dio e noi saremo i suoi Figli. Chi sarà trovato pronto, come dice il profeta Daniele, risplenderà «come lo splendore del firmamento».

Nella fede nel Signore moto e risorto vogliamo guardare alla malattia e alla morte prematura di don Francesco come un’ulteriore tappa del suo cammino di sequela del Signore. Don Francesco è stato infatti un «discepolo missionario» per usare un’espressione cara a Papa Francesco. La svolta decisiva della sua vita è stata la decisione nel 1993 a 35 anni di lasciare la sua casa e il suo lavoro per dedicarsi alla vita missionaria nella Comunità di Villaregia. All’interno di questa comunità è diventato sacerdote l’8 dicembre del 2000 a Chioggia. Per 21 anni ha servito all’interno della Comunità Missionaria in Italia a Villaregia e a Nola e all’estero in Messico dal 2001 al 2004 e in Perù dal 2013 al 2021. Dai suoi racconti ho ricavato l’impressione di un’esperienza dura, di fatica e di lavoro a contatto con realtà di povertà e di emarginazione. Mi ha colpito il suo desiderio di stare in mezzo ai poveri, di essere prete condividendo la vita della gente, desiderio che talvolta era frenato dalle regole della vita comunitaria. Nel 2021 dopo la morte del papà, don Francesco chiese ai suoi superiori il permesso di assentarsi dalla comunità per stare vicino alla mamma che era rimasta sola. Si è messo a disposizione con generosità delle nostre parrocchie: Ficarolo, Salara, Gaiba, Trecenta, Pissatola e Sariano le comunità in cui si è reso utile. Per un paio d’anni ha prestato servizio anche in Ospedale a Rovigo in aiuto ai cappellani. Don Francesco in breve tempo si è inserito nel nostro presbiterio facendosi apprezzare perla sua umiltà e la sua disponibilità. Non ho avuto difficoltà quindi a concedergli l’incardinazione nella nostra Diocesi, proponendogli nell’autunno del 2024 di diventare parroco di Bergantino e Melara. Nonostante si trattasse di una esperienza del tutto nuova per lui e per di più ad un’età non più giovanile, ha accettato di buon grado. Nella visita pastorale che ho compiuto in queste due comunità ad aprile di quest’anno, quando già si manifestavano i sintomi della malattia, ho potuto constatare come era già entrato nel cuore di molte persone: il suo modo di fare umile e semplice lo facevano sentire vicino. Il complimento che ho sentito spesso ripetere era: “È uno dei nostri”.

Don Francesco ci lascia l’esempio della sua vita e ci mostra la strada per essere anche noi «discepoli missionari», mettendoci a servizio dei fratelli con umiltà e generosità, accettando di buon grado di lavorare e faticare per il Regno di Dio. La Chiesa e la società hanno bisogno di persone semplici e generose come era lui. Chiediamo al Signore di accoglierlo nella sua casa e di dargli il premio promesso ai suoi servi fedeli. Confidiamo che dal cielo don Francesco interceda per la nostra Chiesa diocesana, per le comunità che ha servito in questi anni e che ci ottenga il dono di tanti «discepoli missionari» laici, religiosi/e e sacerdoti.