ORDINAZIONALE DIACONALE DI MATTEO, MARCELLO E MARCO

Le letture che ci sono state proposte ci aiutano ad entrare nel rito dell’ordinazione diaconale che stiamo per vivere. In particolare la seconda lettura ci mostra il contesto in cui collocare il ministero diaconale che viene oggi affidato a Matteo Domeneghetti (di Rasa-Lendinara), Marco Sicchiero (di Lendinara S.Sofia) e Marcello Pasqualini (di Giacciano con Baruchella): per comprendere il diaconato (come pure il presbiterato e l’episcopato) dobbiamo fare riferimento alla Chiesa come «corpo di Cristo». Analogamente al corpo umano che è formato da varie membra che hanno diverse funzioni, tutte necessarie per il buon funzionamento dell’organismo, così anche nella Chiesa «siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri». Vorrei far notare che questa immagine paolina ci suggerisce un modo di guardare alla Chiesa molto diverso rispetto al pensiero comune che vede due generi di cristiani: chi è soggetto attivo (i ministri ordinati vescovi, preti e diaconi) e tutti gli altri che sono destinatari del loro servizio. Nonostante l’insegnamento del Concilio Vaticano II questo modo di guardare la Chiesa è ancora prevalente e fatichiamo a percepire che essere cristiani chiede a tutti i battezzati di essere profeti, sacerdoti e re partecipando della missione salvifica di Cristo: siamo infatti un «popolo sacerdotale», dove nessuno è un soggetto meramente passivo, ma tutti siamo chiamati a proclamare il Vangelo con la nostra vita e ad offrire al Padre insieme con il Figlio Gesù la nostra esistenza quotidiana, perché in questo mondo venga il Regno di Dio».

Il ministero ordinato, nella triplice articolazione di diaconato, presbiterato ed episcopato, ha la funzione di aiutare tutti i battezzati ad esercitare il sacerdozio comune, fondato sul battesimo. Purtroppo nel corso della storia si è persa la consapevolezza che prima di ogni altra distinzione ciò che conta nella Chiesa è la dignità battesimale: tutto il resto viene dopo ed è in funzione di essa. Così pure dobbiamo superare la visione dell’articolazione interna del ministero ordinato in termini di superiorità e di subordinazione di un ministero rispetto all’altro, cosicché il diaconato sarebbe il grado inferiore. Dovremmo anzi rovesciare questa concezione: se tra i discepoli «il più grande è colui che serve» proprio chi, come il diacono, è chiamato a rappresentare sacramentalmente il Cristo servo, dovrebbe godere una grande considerazione nel popolo di Dio.

L’ordinazione diaconale di questi tre nostri fratelli è un grande dono per la nostra Chiesa diocesana: lo è non solo perché avremo tre nuovi ministri che potranno rispondere alle richieste dei fedeli e delle comunità, ma soprattutto perché ci aiutano a rinnovare il nostro modo di guardare alla Chiesa. Ho già evidenziato la necessità e l’urgenza di superare una visione della Chiesa legata unicamente al ministero del presbitero, Vorrei richiamare la vostra attenzione anche su un altro aspetto importante che è legato al diaconato e che ci può aiutare a ripensare la nostra visione della Chiesa e del ministero. Il diacono vive nel mondo, ha un lavoro, una famiglia e questo lo porta a stare «sulla soglia», ad abitare cioè la vita quotidiana degli uomini e delle donne di oggi. La modalità specifica del ministero del diacono è quello di rendere presente una Chiesa che si fa prossimo sul modello del buon samaritano della parabola, che è stata letta poco fa Il diaconato permanente ci spinge quindi a superare un modello di ministero chiuso in se stesso, tutto rivolto ad amministrare le cos sacre e custode di una Chiesa chiusa in se stessa e separata del resto dell’umanità.

Carissimi Matteo, Marco e Marcello anche voi come il profeta Geremia avete sentito una parola del Signore che vi ha manifestato il suo progetto su di voi. Vi siete messi in cammino per dare una risposta a questa chiamata. Ricordo quando per la prima volta ormai dieci anni fa siete venuti da me per dirmi quello che il Signore vi stava indicando, ho presente la vostra disponibilità ma anche le titubanze e le preoccupazioni per un percorso che si presentava impegnativo. Un passo alla volta avete affrontato le difficoltà, soprattutto quelle dello studio necessario per conseguire la preparazione teologica richiesta, ed ora siete qui per offrirvi al servizio della Chiesa. Il Signore dice anche a voi come a Geremia «Non avere paura, perché io sono con te per proteggerti. Ecco io metto sulla tua bocca le mie parole!».