La Chiesa ci invita oggi a celebrare tutti i santi non tanto per un’esigenza di completezza (non dimenticare nessuno) quanto per ravvivare la nostra consapevolezza che la santità è la vocazione e la missione di ogni cristiano e della Chiesa. Santo è sinonimo di cristiano: i primi cristiani, ne abbiamo testimonianza nelle lettere di Paolo, tra di loro si definivano «i santi», coloro che sono figli di Dio, come ci dice Giovanni nella seconda lettura, e per questo sono chiamati a diventare simili a Lui, che è Santo. La Chiesa, allora è la «comunione dei santi» ed ha la missione di rendere presente nel mondo la santità di Dio mettendo in pratica il Vangelo. Compito dei cristiani e della Chiesa è quello di portare Dio nel mondo: ciò si realizza quando noi diventiamo santi perché la santità è la caratteristica di Dio. Dio infatti è il Santo.
Diventiamo santi quando viviamo il Vangelo: le beatitudini, che abbiamo sentito proclamare poco fa, sono la sintesi di tutto il Vangelo. Ci mostrano qualcosa che umanamente è sconcertante. Sono detti beati infatti coloro che vivono situazioni umanamente disgraziate: i poveri, gli afflitti, coloro che sono trattati ingiustamente, i perseguitati… Sono beati perché Dio li ama e fa di essi i destinatari delle sue promesse di salvezza. Di conseguenza anche noi dobbiamo cambiare la nostra logica umana per entrare nella logica di Dio. Per questo, come dice Giovanni nella seconda lettura «il mondo non li conosce perché non ha conosciuto lui» i cristiani, pur condividendo la vita di tutti gli altri esseri umani, sono diversi. Come dice uno scritto delle origini cristiane, la Lettera a Diogneto. «Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo. Osservano le leggi stabilite ma, con il loro modo di vivere, sono al di sopra delle leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Anche se non sono conosciuti, vengono condannati; sono condannati a morte, e da essa vengono vivificati. Sono poveri e rendono ricchi molti; sono sprovvisti di tutto, e trovano abbondanza in tutto. Vengono disprezzati e nei disprezzi trovano la loro gloria; sono colpiti nella fama e intanto viene resa testimonianza alla loro giustizia. Sono ingiuriati, e benedicono; sono trattati in modo oltraggioso, e ricambiano con l’onore. Quando fanno dei bene vengono puniti come fossero malfattori; mentre sono puniti gioiscono come se si donasse loro la vita. I Giudei muovono a loro guerra come a gente straniera, e i pagani li perseguitano; ma coloro che li odiano non sanno dire la causa del loro odio».
I santi sono uomini e donne come tutti gli altri, ma allo stesso tempo sono diversi, diversi perché hanno fatto posto a Dio nella loro vita e hanno creduto che l’impossibile di cui ci parla il Vangelo è realtà che può essere sperimentata. Così nella povertà hanno trovato modo di aiutare chi stava peggio di loro, nella sofferenza hanno sperimentato la consolazione, nella persecuzione e nelle ingiustizie subite hanno scoperto che il perdono è più forte di ogni malvagità umana. Se pensiamo al mondo di oggi, dove la prepotenza è eretta a sistema, dove la ricchezza è l’unico criterio, dove non c’è alternativa alla vendetta sentiamo quanto necessaria sia la santità dei cristiani e quando importante sia la missione della Chiesa vista nella sua natura più profonda e spirituale di «comunione dei santi».
«La santità, i santi alimentano quella vita interiore senza cui l’umanità si degraderà fino a morire» diceva un grande intellettuale cristiano, Georges Bernanos, ottant’anni fa, all’indomani della tragedia della seconda guerra mondiale e aggiungeva «si potrebbe credere che questa non è l’ora dei santi, che l’ora dei santi è passata. Ma io dico che l’ora dei santi viene sempre».
Anche oggi il mondo ha bisogno di santi: ha bisogno che noi diventiamo santi!
