La liturgia di questa sera ci invita a contemplare la Croce, segno per eccellenza dell’umiliazione dell’uomo e della misericordia di Dio: la Chiesa si raccoglie in preghiera per fare memoria della passione e morte del Signore ed elevare un’intercessione che abbraccia tutta l’umanità entrando poi nell’attesa silenziosa del Sabato Santo.
Il nostro sguardo si concentra sul volto di Cristo, che vediamo adombrato nella misteriosa figura del servo sofferente di cui parla Isaia (Is. 53,3) nella prima lettura, quel servo che si rivela nel Figlio obbediente al Padre «fino alla morte e alla morte in croce» come spiegano la Lettera agli Ebrei e la passione secondo Giovanni. Anche noi allora fermiamoci ai piedi della Croce per guardare con gli occhi del cuore ciò che avviene su quel legno.
Il nostro sguardo coglie che morte e vita si sovrappongono, come due porte l’una aperta all’altra. Nella passione Gesù è di fronte a tutti nella sua impotenza e nella sua umiliazione: è «come uno davanti al quale ci si copre la faccia» come dice Isaia, ma nella fede Gesù appare nella gloria: solo Dio può trasformare l’umiliazione e il disprezzo in gloria. E’ questa la Parola della Croce di cui parla Paolo (1 Cor. 1,18): è la parola di un Dio che sceglie la morte ovvero il silenzio dell’uomo per rivelarsi come Parola di vita. Umanamente Croce e gloria si contraddicono e si annullano: la gloria è il contrario del fallimento e della sconfitta. L’evangelista Giovanni, invece, nel raccontare la passione del Signore, ci mostra che la Croce è la gloria. Si badi bene, non è soltanto la via per arrivare alla gloria, ma è essa stessa la gloria. Potremmo dire che Giovanni ci presenta una sorta di sovrimpressione: il volto del crocifisso nella sua umiliazione rivela la luminosità del suo essere Figlio di Dio. E’ la luce che emana dal dono totale di sé, l’amore/agape.
«Tutto è compiuto» sono le ultime parole di Gesù secondo il Vangelo di Giovanni: la passione e la morte in croce sono proprio il compimento dell’amore per Dio e per gli uomini: su quella Croce già si manifesta la potenza di Dio che il mattino di Pasqua celebreremo nell’evento della risurrezione.
Contemplando la Croce questa sera vogliamo chiedere la grazia di vedere anche nelle nostre croci la luce e la grazia dell’Amore di Dio. Anche per noi il dolore e la sofferenza non sono soltanto un prezzo da pagare, ma sono evento di salvezza in cui Dio si fa vicino a noi e ci fa sperimentare il suo amore. Tra poco prestando la nostra adorazione alla Croce di Gesù non abbiamo paura di abbracciare anche le nostre croci e quelle dei nostri fratelli. La novità della Pasqua di Gesù è proprio questa: trasformare il legno della Croce in un albero di vita, far scaturire dalla morte la vita
