Ciascuno di noi porta nel cuore pensieri e sentimenti relativi alla Festa di Pasqua, molto spesso legati a momenti ed esperienze personali. Se vogliamo però andare più a fondo, perché questa festa incida nella nostra vita di cristiani e faccia crescere la nostra fede dobbiamo cercare di entrare più in profondità nella comprensione dell’evento che celebriamo, il «mistero» della morte e risurrezione del Signore. Ci aiutano in questo le letture che abbiamo ascoltato: sono tre modi diversi di parlare di ciò che è accaduto il giorno di Pasqua: la modalità narrativa (il brano del Vangelo), quella dell’annuncio (la prima lettura) e infine quella esortativa (la seconda lettura).
Il racconto del Vangelo di Giovanni ci riferisce che cosa è accaduto il mattino di Pasqua attraverso l’esperienza fatta da Maria di Magdala, da Pietro e il discepolo amato (che la tradizione ha identificato in Giovanni). Quello che ci viene presentato è un itinerario di fede che passa attraverso il vedere: vedere la pietra ribaltata dal sepolcro da cui nasce il dubbio che il corpo di Gesù sia stato trafugato, vedere poi le bende e il sudario ripiegato (cosa che smentisce l’ipotesi del trafugamento), fino al vedere del discepolo amato. Di quest’ultimo si dice che «vide e credette»: non si specifica che cosa vide, vede e basta, vede l’invisibile. È il vedere della fede che confessa e crede la resurrezione vedendo dei segni di morte (il sepolcro, le bende, il sudario…). Non sono i segni che portano alla fede, ma l’intelligenza dell’amore: non a caso è il discepolo amato che per primo arriva a credere. È ancora una fede allo stato embrionale, un inizio di fede: anche il discepolo amato ha bisogno di comprendere la Scrittura: il brano si conclude proprio con la constatazione, che può apparire sconcertante, «non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè Gesù doveva risorgere da morte». È la fede nella Parola del Signore e nel suo amore che ci conduce a credere nella risurrezione in mezzo agli innumerevoli segni di morte che traversano la nostra esistenza e la storia dell’umanità.
Possiamo così passare a considerare una seconda modalità di parlare della Pasqua: è quella dell’annuncio, che ritroviamo nella prima lettura, un discorso di Pietro che ci presenta il nucleo fondamentale della predicazione degli Apostoli. Annunciare la Pasqua di Gesù significa dare alla storia dell’umanità un nuovo orientamento: c’è una speranza di salvezza per l’umanità nonostante le evidenze contrarie. Come Dio non ha abbandonato Gesù in balia della morte, così non lascerà che l’umanità vada incontro al proprio annientamento.
Arriviamo quindi alla terza modalità di parlare della Pasqua, quella esortativa («parenetica») che ritroviamo nel brano di Paolo letto come seconda lettura: il cristiano attraverso il battesimo è innestato sulla morte e risurrezione di Gesù e per questo la sua vita entra in un dinamismo spirituale incessante di rinnovamento e di testimonianza. Il cristiano vive pertanto nella storia come risorto con Cristo.
Il mattino di Pasqua nei cuori di Maria di Magdala, di Pietro e del discepolo amato non c’era ancora la fede pasquale: in questo li sentiamo vicini a noi, che combattiamo con la debolezza della nostra fede e con l’incoerenza dei nostri comportamenti. In loro però era vivo un desiderio e una speranza: Gesù è ancora vivo, lo potremo incontrare di nuovo. Cerchiamo anche noi questa mattina di ravvivare il desiderio di incontrare Gesù Risorto, di amarlo, di servirlo. Questa Pasqua ci faccia veramente risorgere con Cristo, passando con lui dalla paura al coraggio della testimonianza, dalla tristezza alla gioia.
Buona Pasqua: Cristo è risorto, è davvero risorto!
