Il tempo della Quaresima si apre con un forte invito alla conversione. Le parole accorate del profeta Gioele intendono scuotere la nostra indifferenza e superficialità: «Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, lento all’ira e ricco di benevolenza».
Abbiamo bisogno di ritornare a Dio, di mettere Lui al centro della nostra vita: è questa la consapevolezza che dobbiamo maturare per entrare nel cammino quaresimale. La penitenza a cui la Quaresima ci richiama è proprio questo sforzo di convertirci per tornare a Dio.
Non dobbiamo innanzitutto ridurre la penitenza ad alcuni atti (preghiera, digiuno, elemosina), essa infatti è un atteggiamento interiore. Come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica «La penitenza interiore è un radicale nuovo orientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un’avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza nella misericordia di Dio e la fiducia nell’aiuto della sua grazia». La penitenza o conversione (in greco metanoia) è la risposta che Gesù chiede all’annuncio del Vangelo: «Convertitevi e credete al Vangelo!». Di conseguenza la penitenza è una dimensione fondamentale e permanente della vita cristiana, una virtù da vivere non solo individualmente, ma anche in forma comunitaria per fare di tutta la nostra esistenza di discepoli del Signore un cammino per ritornare a Dio. La Quaresima è la grande scuola che ci viene offerta per vivere la penitenza e per maturare la convinzione che la vita cristiana non è una realtà statica, ma un percorso in cui ci avviciniamo sempre di più a Dio seguendo il cammino fatto da Gesù nella sua vita terrena. Abbiamo bisogno di riscoprire la penitenza come virtù, cioè come un atteggiamento stabile, permanente, che ci spinge ogni girono a rinnovarci e a crescere nella nostra unione con Dio.
Le ceneri che riceviamo sul capo dicano la nostra decisione di metterci in cammino per arrivare alla Pasqua interiormente rinnovati, disponibili a passare con il Signore Gesù dalla morte alla vita nuova. Facciamo nostra in questa celebrazione la preghiera che il Papa formula al termine del suo messaggio per questa Quaresima: «chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore».

