MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE

Celebrare la Pasqua vuol dire lasciarsi trasformare dall’Amore potente di Dio, per fare della nostra vita pane spezzato e vino versato
02-04-2026

«È la Pasqua del Signore!»: questa espressione che abbiamo sentito nella prima lettura a proposito della cena che ogni famiglia ebrea doveva preparare ogni anno all’inizio della primavera per ricordare la liberazione dalla schiavitù in Egitto, vale anche per noi: questa sera non siamo qui soltanto per prepararci alla Pasqua ma già viviamo la celebrazione della festa di Pasqua. Fin dalle origini i cristiani hanno dilatato l’unica celebrazione del mistero pasquale in tre giorni, giovedì – venerdì- sabato, il Triduo pasquale, per poter meglio approfondire e gustare la ricchezza del passaggio di Gesù da questo mondo al Padre, dalla morte alla vita.

È fondamentale essere presenti a tutte queste tappe: per vivere la Pasqua del Signore non basta partecipare alla celebrazione della risurrezione la domenica mattina ma per cogliere tutta la ricchezza dell’evento pasquale, è necessario fare tutto il percorso: per fare un esempio è come se ad un pranzo o a una cena arrivassimo al momento del dolce, è ovvio che non si possono gustare arrivando solo all’ultima portata.

La messa in coena Domini in particolare è importante perché ci permette di capire il significato profondo della nostra Pasqua, la Pasqua della Chiesa, che la liturgia della Parola ricollega alla pasqua ebraica e a quella di Gesù, a cui si riferiscono il brano dell’Esodo (la Pasqua ebraica), la seconda lettura e il Vangelo (la Pasqua di Gesù). In questi brani biblici è presente un concetto molto importante, senza del quale non è possibile comprendere il significato della Pasqua cristiana: memoriale (in ebraico zikkaron, in greco anamnesis).

Nella prima lettura il Signore dopo aver dato a Mosé le indicazioni per la cena che avrebbe preceduto l’uscita dall’Egitto conclude: «Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne». In altri termini il Signore comanda al popolo ebreo di ripetere ogni anno quella cena per rivivere la liberazione dall’Egitto: di fatto per gli ebrei quella cena non era solo un ricordo di un evento passato, ma era il modo per fare propria l’esperienza della liberazione vissuta dai padri, per sentire di nuovo il passaggio di Dio che libera e salva.

Paolo nella seconda lettura ci spiega che Gesù nell’ultima cena dà un comando analogo ai suoi discepoli: dopo avere preso il pane e il vino, averli benedetti e dati ai discepoli come cibo e bevanda, ordina «Fate questo in memoria di me. Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga». Anche qui ripetere il gesto di Gesù non è solo un ricordo, ma è un rivivere la sua morte e la sua risurrezione, appropriarsi della sua forza di liberazione dal peccato e dalla morte.

Anche nel Vangelo di Giovanni Gesù dopo aver lavato i piedi ai discepoli dà un comando «Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». Faccio notare che qui non si tratta di ripetere un rito, un gesto simbolico/sacramentale, ma di portare nella vita quanto il gesto di spezzare il pane e di versare il vino significa, cioè un amore gratuito e senza misura. Il racconto della lavanda dei piedi riportato dal Vangelo di Giovanni completa e spiega il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia riferito dagli altri Vangeli e dall’apostolo Paolo: il rito non è fine a se stesso, ma ci cambia e ci porta a vivere nella concretezza della vita ordinaria con la logica del dono e dell’offerta che Gesù ci ha insegnato.

Possiamo cogliere da questi brevi cenni che Dio nella storia della salvezza non solo è intervenuto per salvare l’umanità, ma ha voluto che ogni uomo potesse accedere alla salvezza e per questo non si è limitato a liberare gli ebrei dalla schiavitù d’Egitto e di risuscitare Gesù da morte, ma ha istituito un memoriale, l’Eucaristia, in cui è possibile sperimentare il suo Amore che ci salva. La nostra Pasqua, la Pasqua della Chiesa, è allora un memoriale in cui non solo ricordiamo quanto Dio ha fatto per noi nel passato, ma riviviamo oggi la salvezza che Dio ha donato al suo Figlio Gesù in attesa che sia pienamente compiuta alla fine dei tempi.

Celebrare la Pasqua vuol dire lasciarsi trasformare dall’Amore potente di Dio, per fare della nostra vita pane spezzato e vino versato: seguendo l’esempio di Gesù: anche noi allora saremo un seme di speranza per l’umanità ancora immersa nelle tenebre del peccato e della morte.