NATALE DEL SIGNORE – MESSA DELL’AURORA

In questo giorno santo, davanti al Bambino del presepio, rinnoviamo anche noi la consapevolezza del mistero dell’Incarnazione: adorando come i pastori una creatura debole e fragile, riconosciamo il nostro Salvatore, il Dio fatto uomo, e chiediamo la grazia di poter vivere nella sua luce e nel suo amore
25-12-2025

Possiamo fare Natale in tanti modi: quello più superficiale che si limita agli aspetti esteriori (le luci, gli addobbi, le cene e i pranzi, ecc.), quello che coglie il messaggio di bontà e di fraternità che viene da questa festa, fino a quello più profondo che si sforza di entrare nel significato religioso del Natale, che consiste nella rivelazione dell’amore di Dio per l’umanità. La liturgia ci invita questa mattina ad andare in profondità per cogliere il cuore del Natale, che è l’incontro con Gesù, il Salvatore, un incontro che avviene attraverso la fede che sa vedere oltre le apparenze. Vedere è il verbo che caratterizza le letture che ci sono state proposte: nella prima lettura il profeta Isaia invita il popolo di Israele a vedere il Salvatore che viene a liberare la figlia di Sion; nella seconda lettura l’apostolo Paolo a sua volta esorta il suo collaboratore Tito a vedere la bontà di Dio che si è manifestata attraverso Gesù Cristo Salvatore; infine i pastori di cui ci parla il Vangelo vanno a Betlemme per vedere ciò che il Signore aveva fatto conoscere loro attraverso gli angeli.

Il vedere di cui si parla in questi testi biblici non è semplicemente cogliere l’evidenza (in questo caso il bambino figlio di Maria), ma è andare in profondità per riconoscere che in quella creatura debole e fragile è presente la potenza di Dio che vuol salvare l’umanità. I pastori, persone semplici e povere, hanno saputo fare questo passaggio: accolgono la parola degli angeli, vanno senza indugio, vedono, si stupiscono e al ritorno cominciano a raccontare di avere visto la salvezza di Dio. L’evento del Natale non è soltanto la nascita di un bambino: ciò che rende unica la nascita di Gesù è che in lui Dio si è fatto uomo. Il vedere della fede è riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio.

Tocchiamo qui il cuore della fede cristiana: Gesù di Nazareth, il Figlio che è Dio come il Padre, ha assunto la nostra natura umana per realizzare la nostra salvezza. E’ quello che con linguaggio teologico viene definito il mistero dell’Incarnazione. Come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica «La fede nella reale Incarnazione del Figlio di Dio è il segno distintivo della fede cristiana»: un segno distintivo di cui però molti hanno perso la consapevolezza o che addirittura viene contestato, come possiamo vedere in alcune pubblicazioni che hanno un certo seguito nell’opinione pubblica. Non a caso papa Leone, ricordando i 1700 anni del Concilio di Nicea ha parlato di un «arianesimo di ritorno»: l’arianesimo è stata un’eresia che negava che Gesù fosse il Figlio di Dio, Dio come il Padre (o meglio «della stessa sostanza del Padre»), un’eresia che colpiva il cuore della fede cristiana. Papa Leone spiega così questa affermazione: «…c’è anche un’altra sfida, che definirei come un “arianesimo di ritorno”, presente nella cultura odierna e a volte tra gli stessi credenti: quando si guarda a Gesù con ammirazione umana, magari anche con spirito religioso, ma senza considerarlo davvero come il Dio vivo e vero presente in mezzo a noi. Il suo essere Dio, Signore della storia, viene in qualche modo oscurato e ci si limita a considerarlo un grande personaggio storico, un maestro sapiente, un profeta che ha lottato per la giustizia, ma niente di più. Nicea ce lo ricorda: Cristo Gesù non è un personaggio del passato, è il Figlio di Dio presente in mezzo a noi, che guida la storia verso il futuro che Dio ci ha promesso» (Leone XIV, Discorso nella Cattedrale dello Spirito Santo di Istanbul, 28 novembre 2025). L’unità in Gesù tra la natura umana e quella divina ha conseguenze importanti: «Il cristianesimo non è nato da un’idea, ma da una carne. Non da un concetto astratto, ma da un grembo, da un corpo, da un sepolcro. La fede cristiana, nel suo cuore più autentico, è storica: si fonda su eventi concreti, su volti, su gesti, su parole pronunciate in una lingua, in un’epoca, in un ambiente» (ibidem).

In questo giorno santo, davanti al Bambino del presepio, rinnoviamo anche noi la consapevolezza del mistero dell’Incarnazione: adorando come i pastori una creatura debole e fragile, riconosciamo il nostro Salvatore, il Dio fatto uomo, e chiediamo la grazia di poter vivere nella sua luce e nel suo amore.