NATALE DEL SIGNORE 2021 – Messa vespertina della vigilia

Fissando lo sguardo sul Bambino del presepe, non fermiamoci a qualche buon sentimento
24-12-2021

L’ora in cui celebriamo questa messa è ancora carica di attesa: non siamo ancora entrati nella notte Santa in cui ricordiamo la nascita del Figlio di Dio e siamo invitati pertanto a ravvivare in noi il desiderio dell’incontro con Dio che quella nascita rende possibile.

Le letture che abbiamo ascoltato ci mettono davanti l’iniziativa di Dio: Dio vuole entrare nella storia degli uomini. Il lungo elenco di nomi che costituisce la genealogia di Gesù, propostoci dal Vangelo di Matteo, ci mostra come Dio si è coinvolto con la storia dell’umanità e ha preso su di sé tutta la concretezza della condizione umana. Con la nascita di Gesù si è realizzata una unione indissolubile tra Dio e l’uomo: non a caso Isaia usa l’immagine delle nozze per descrivere la venuta nel mondo del Salvatore: «Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in sé la sua delizia e la sua terra avrà uno sposo». L’incarnazione del Figlio di Dio costituisce il centro della predicazione della Chiesa, come ci mostra il brano degli Atti degli Apostoli: «Dalla discendenza di Davide secondo la promessa Dio inviò come salvatore per Israele Gesù».

Celebrare il Natale significa allora lasciarsi coinvolgere da questo evento, riconoscendo che Dio è all’opera nella nostra vita e più in generale nella storia dell’umanità. Anche se crediamo in Dio o quantomeno non neghiamo la sua esistenza, non è scontato riconoscere che Dio intervenga nelle vicende umane. E’ più facile pensare a un Dio lontano e vivere come se Lui non avesse a che fare con noi, salvo lamentarci quando abbiamo qualche problema perché non interviene in nostro aiuto. Tutt’al più arriviamo a pensare ad un Dio che si interessa delle mie vicende individuali, ma che poco o nulla ha da dire riguardo alla vita sociale, politica ed economica. A questo proposito fa pensare la separazione che appare in molti cristiani tra la pratica religiosa e i criteri con cui si valuta la realtà sociale, politica ed economica, desunti non dal Vangelo ma da altre fonti di tutt’altro tipo.

La Rivelazione biblica, a partire da Abramo fino alla nascita di Gesù, ci mostra il volto di un Dio che offre all’uomo la sua Alleanza, perché vuole camminare con l’umanità per costruire insieme una storia di salvezza. Per questo il messaggio cristiano non è mai stato relegato all’ambito privato, relativo cioè al rapporto del singolo individuo con Dio, ma ha sempre ispirato e guidato, attraverso l’impegno dei cristiani, la vita politica, sociale ed economica portando il lievito di trasformazioni profonde che hanno segnato il cammino della storia umana.

Il Natale quindi non è soltanto la festa dei buoni sentimenti, ma è l’occasione per prendere sul serio l’iniziativa di Dio che vuole trasformare la storia umana in una storia di salvezza. Ciò è importante soprattutto in un momento di «cambiamento d’epoca» come quello che stiamo vivendo, una fase storica in cui tutti ci troviamo spiazzati e confusi. Una riscoperta del messaggio cristiano potrebbe aiutare a trovare una direzione e a dare motivazioni forti. Ci rendiamo conto che non basta guarire il mondo dal covid, ma ci sono ben altri disordini e squilibri da correggere perché l’umanità possa vivere nella pace e nella giustizia. Ciò vale anche per la nostra Città, che si trova in bilico tra la rassegnazione e il pessimismo di chi ritiene impossibile un cambiamento, e l’impegno consapevole e motivato per un progetto condiviso di sviluppo sociale ed economico.

Fissando lo sguardo sul Bambino del presepe non fermiamoci a qualche buon sentimento, ma cerchiamo di cogliere in profondità il messaggio che viene dalla nascita del Figlio di Dio. Confrontiamoci con la Parola che si è fatta carne, per ritrovare la luce e la speranza di cui tanto abbiamo bisogno in questo tempo difficile.

Rovigo, Tempio della B.V. del Soccorso, “La Rotonda”