Questa domenica detta «delle Palme o della Passione del Signore» unisce insieme il trionfo regale di Cristo e l’annuncio della passione: viene messo così in evidenza il duplice aspetto di gloria e di sofferenza che caratterizza il mistero pasquale. La liturgia di questo giorno anticipa i temi su cui ci soffermeremo durante la Settimana Santa e in particolare nelle celebrazioni del Triduo pasquale. In questo modo siamo invitati anche noi a entrare in profondità nella Pasqua del Signore per lasciarci toccare e trasformare da questo evento. In particolare siamo chiamati a fissare lo sguardo su Gesù: è lui al centro del racconto della passione che abbiamo appena ascoltato. Egli domina gli eventi, sa a che cosa va incontro: la sua passione e a sua morte non sono frutto del caso ma sono compimento di un disegno del Padre. Il ripetuto richiamo dell’evangelista Matteo all’Antico Testamento ha proprio questo scopo: mettere in evidenza come Gesù compie le profezie antiche. Egli è il Signore perché porta a compimento il disegno di salvezza del Padre: è Lui il Figlio obbediente: egli infatti non persegue la sua volontà, ma quella del Padre. Egli abbraccia liberamente e con amore la passione e la morte: il suo essere Figlio di Dio prima ancora che una comunanza di natura svela una comunione totale di volere e di agire.
In questi giorni lo sguardo fisso su Gesù ci aiuterà a verificare l’orientamento della nostra vita: siamo veramente orientati verso il Padre come Gesù) Come Lui siamo capaci di fare nostra la sua volontà? Seguiamo Gesù in modo superficiale, come le folle che lo acclamarono all’ingresso in Gerusalemme e poi solo qualche giorno dopo lo condannarono a morte preferendogli un brigante?
Mettiamoci allora alla scuola di Gesù perché con Lui possiamo passare attraverso la passione e la croce per giungere alla gloria della Resurrezione.
