INCONTRO CON IL MONDO DEL LAVORO – BERGANTINO 28 APRILE 2026

28-04-2026

Quest’anno l’incontro con il mondo del lavoro si colloca all’interno della Visita pastorale che negli ultimi mesi mi ha portato nella zona dell’Alto Polesine (o più precisamente Polesine Superiore riprendendo la denominazione della Conferenza dei Sindaci di questa zona della Diocesi). Con la Commissione diocesana per la pastorale sociale del lavoro ci è sembrato opportuno vivere questo momento di incontro proprio in questo territorio che ho avuto modo di visitare in questi ultimi tre mesi.

Uno degli aspetti più interessanti della Visita pastorale è l’incontro del Vescovo con titolari e dipendenti di alcune aziende del territorio: porto nel cuore la cordialità e la disponibilità con cui sono stato accolto. E’ stata per me un’occasione preziosa per accostare la concretezza della vita quotidiana di uomini e donne. Spero sia stato anche un segno di vicinanza della Chiesa verso chi con il suo lavoro contribuisce allo sviluppo della nostra società.

Devo confessare che ho riportato uno sguardo diverso sul Polesine: ho scoperto infatti un numero davvero significativo di aziende che realizzano produzioni molto particolari e di eccellenza nel loro settore, manifestando competenze di grande specializzazione ed esportando in tutto il mondo i propri prodotti. Le aziende del distretto della giostra rappresentano molto bene questa realtà che contraddice l’immagine del Polesine come territorio esclusivamente agricolo dove l’attività industriale riveste un ruolo marginale. L’esperienza che sto facendo grazie alla Visita pastorale mi porta a dire che dovremmo conoscere meglio il nostro territorio e che non dobbiamo lasciarci ingabbiare da stereotipi che non corrispondono alla realtà. In particolare sarebbe importante avere uno sguardo positivo, vorrei dire di legittimo orgoglio per un tessuto economico e sociale vivace e competente, che preso nella sua dimensione non ha nulla da invidiare ad altri distretti.

Vorrei sottolineare una caratteristica che accomuna molte delle aziende che ho incontrato: si tratta di aziende di piccole o medie dimensioni che hanno ancora una conduzione di tipo familiare e in cui i rapporti tra titolari e maestranze sono improntate ad uno spirito di collaborazione («Non dipendenti ma collaboratori» è una frase che mi sono spesso sentito ripetere). A questo proposito mi piace citare un passaggio del messaggio dei Vescovi italiani in occasione della festa del 1° maggio: «L’essenza del lavoro umano è quella di un’azione collettiva generativa. In una fabbrica, in un ufficio, in agricoltura, ogni giorno le persone si coordinano e cooperano per azioni che contribuiscono a creare comunità, per accrescere con nuovi prodotti e servizi la biodiversità civile ed economica della Terra. Le persone, autentico soggetto del lavoro, attraverso le loro attività dialogano tra di loro, mettono a disposizione saperi e competenze anche senza conoscersi, costruiscono il futuro del loro Paese e dell’umanità.  È una forma di amore civile. Il lavoro è la grammatica della società, è il grande codice che fa comunicare anche senza conoscersi di persona».

Mi sembra che l’augurio migliore al mondo del lavoro sia proprio quello di poter fare di ogni azienda «una azione collettiva generativa», una «forma di amore civile», che contribuisca a costruire la pace e la giustizia. Anche il mondo del lavoro è interessato in modo pesante e significativo dai conflitti in corso: pensiamo solo alle turbative dei mercati e dei traffici economici che la guerra tra USA e Iran sta producendo, senza parlare del conflitto tra Russia e Ucraina. Cito ancora il messaggio dei Vescovi italiani: «Sentiamo l’urgenza di orientare ogni attività umana alla pace, ed è il tempo di ribadire che il futuro si può costruire solo se ci poniamo ancora in ascolto della profezia di Isaia: “Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra” (Is 2,4). Sentiamo anche una grande responsabilità educativa verso le nuove generazioni, per eliminare ogni pretesto che possa spingere i giovani a immaginare il futuro come attesa per vendicare il sangue dei propri cari».

A questo punto lasciamo spazio alla meditazione e alla preghiera per chiedere il dono della pace: anche il lavoro e la fatica di ogni giorno siano a servizio della pace!