MESSA PER SAN BENEDETTO PATRONO DELLA BONIFICA

È questo sguardo «contemplativo» che San Benedetto insegna anche a noi oggi. San Benedetto e i suoi monaci avevano una visione spirituale ed etica del loro lavoro e questo spiega l’efficacia dei loro interventi nella bonifica, come in tanti altri settori dell’attività umana.
21-03-2024

II titolo di Patrono della bonifica attribuito a San Benedetto è legato al ruolo avuto dai monaci benedettini a partire dall’alto medioevo nel restituire alla coltivazione e alle attività umane vaste zone paludose. II Polesine, come molta parte della Pianura Padana, deve la sua attuale configurazione all’opera dei monaci: centri come l’Abbazia di Gavello, quella di San Pietro in Maone, come pure quella della Vangadizza hanno lasciato segni indelebili sul nostro territorio.

Può sembrare singolare che degli uomini che avevano consacrato a Dio la loro vita, abbiano saputo promuovere un’opera estremamente concreta come la bonifica. Troviamo la spiegazione nell’unità di preghiera e lavoro che caratterizza la regola benedettina e il monachesimo occidentale, a differenza di quello orientale che aveva ha tuttora una struttura esclusivamento contemplativa. Per San Benedetto lavoro e preghiera sono uniti nella vita del monaco ed entrambi servono a condurlo a Dio.

Tra l’altro la celebre espressione «ora et labora» fa riferimento non tanto al lavoro intellettuale (negotium) ma a quello fisico, materiale; labor richiama il sudore la unica fisica. Preghiera e lavoro non sono due momenti separati, ma pure informati l’uno all’altra e viceversa. Di conseguenza anche un’opera come la bonifica, eminentemonte materiale, nella visione della regola benedettina non è mai un’opera solamente materiale, fisica, ma è informata da una profonda spiritualità.

È un insegnamento importante anche per noi oggi: infatti siamo portati a separare la dimensione spirituale da quella pratica, lavorativa dimenticandoci che in questo modo finiamo per perdere l’aggancio con la realtà.

II Magistero della Chiesa recente sulla custodia del creato richiama questa dimensione spiritualc in forza della quale anche il creato non può essere visto solo nella sua dimensione materiale. La stessa tutela dell’ambiente passa attraverso il recupero di una prospettiva etica che vada al di là dell’aspetto fisico e mteriale. È il superamento del cosiddetto paradigima tecnocratico di cui parla Papa Francesco nell’esortazione Laudate Deum: tale paradigma tecnocratico consiste «nel pensare come se la realtà, il bene e la verità sbocciassero spontaneamente dal potere stesso della tecnologia».

In altri termini non bastano la scienza e la tecnica per proteggere e promuovere la vita sulla terra, occorre una visione che tenga conto del senso profondo della realtà, la «domanda di senso»: «qual è il senso della mia vita, qual è il senso del mio passaggio sulla terra, qual è in definitiva il senso del mio lavoro e del mio impegno?» (Laudate Deum). Papa Francesco parla di un «pungiglione etico», quasi avessi bisogno di essere inquietati, messi in crisi da interrogativi che non si limitano alla mera dimensione tecnica ma attingono al senso di quello che facciamo.

In particolare è fondamentale saper guardare al nostro territorio non solo in termini economici e tecnici, ma con uno sguardo capace di cogliere un disegno che va oltre e che ci supera. Come scrive papa Francesco in Laudate Deum «Gesù poteva invitare gli altri ad essere attenti alla bellezza che c’è nel mondo, perché Egli stesso era in contatto continuo con la natura e le prestava un’attenzione piena di affetto e di stupore. Quando percorreva ogni angolo della sua terra, si fermava a contemplare la bellezza seminata dal Padre suo, e invitava i discepoli a cogliere nelle cose un messaggio divino».

È questo sguardo «contemplativo» che San Benedetto insegna anche a noi oggi. San Benedetto e i suoi monaci avevano una visione spirituale ed etica del loro lavoro e questo spiega l’efficacia dei loro interventi nella bonifica, come in tanti altri settori dell’attività umana. Fare memoria di San Benedetto e invocare la sua protezione aiuti quanti sono impegnati nel prezioso compito di custodire questo nostro territorio ad avere uno sguardo non solamente tecnico ma profondamente umano, capace di cogliere la bellezza del creato e la responsabilità di consegnarlo intatto alle generazioni che verranno dopo di noi.

 

Tempio Civico della B.V.M. del Soccorso – 21 marzo 2024