MESSA ESEQUIALE PER DON MARIO FERRARI

«Fa’ che la fede diventi il sole della mia vita»
13-04-2024

Ho scelto di leggere in questa celebrazione esequiale il brano del vangelo che racconta la morte e la risurrezione di Gesù perché vorrei che guardassimo alla morte del nostro caro don Mario nella luce della morte e risurrezione del Signore. La Pasqua di Cristo, infatti, è la chiave che ci permette di entrare nel mistero della morte con la luce della fede e con la speranza di una vita che ci attende oltre la soglia oscura che segna la fine del nostro cammino terreno. Questo è vero in modo particolare per don Mario: non solo perché il culmine della sua sofferenza è coinciso con il periodo dell’anno in cui ricordiamo la Passione del Signore e la morte lo ha colto poi nel tempo pasquale, ma ancora di più perché la sua vicenda presenta molte analogie con il cammino di Gesù verso la Croce. Gli ultimi otto anni infatti sono stati per lui come una lunga via crucis, accolta con pazienza, senza ribellioni e reazioni forti, oserei dire con mitezza. Ricordo che è stato il primo caso di malattia grave di un prete con cui ho dovuto fare i conti dopo il mio arrivo qui a Rovigo e, anche se per un certo tempo il male sembrava essersi arrestato, la preoccupazione e il timore che si ripresentasse, come di f atto poi è accaduto, hanno accompagnato don Mario: possiamo solo immaginare questo tipo particolare di sofferenza, portata con dignità e discrezione in accordo con il suo carattere schivo e riservato. Poi ci sono stati gli ultimi mesi, che possiamo veramente accostare alla passione di Cristo in Croce. Una sofferenza straziante che non trovava sollievo nemmeno con i farmaci e le terapie palliative di cui oggi la medicina dispone.

Ma c’è un altro aspetto che ci porta a leggere la vicenda di don Mario alla luce della passione, morte e risurrezione del Signore ed è la sua fede: una fede non esibita, custodita nell’intimo ma forte e tenace. I familiari mi hanno fatto avere in questi giorni un testo che ci permette di penetrare nel segreto di questa vita di fede. È una preghiera che porta la data dell’11 giugno 1983, il giorno dell’ordinazione sacerdotale. È scritta con una grafia giovanile, quasi di un ragazzo e questo rende ancora più viva e attuale questa preghiera. La leggo perché credo che meglio di qualsiasi altra parola ci aiuti a vivere anche noi con fede il momento doloroso del distacco da questo nostro fratello che tanto bene ha fatto nel suo ministero e tanto è stato benvoluto e amato da quanti lo hanno conosciuto.

 

Padre

Ora quello che ho ti appartiene

La mia gioia, le mie speranze accettale,

i miei errori, le me infedeltà perdonale.

Fa’ che la fede diventi il sole della mia vita

E che la Tua Parola

Doni luce alla mia strada.

Ogni uomo incontrandomi

Possa incontrare Te, Dio di infinito amore

Che ti sei chinato e hai fatto fiorire

questo deserto di umanità.

Grazie perché ti ho cercato

grazie perché mi hai chiamato per nome

grazie di avermi afferrato

grazie dell’ieri, dell’oggi, del sempre

grazie… Padre

 

Sono sicuro che anche nei giorni della malattia e del dolore don Mario ha ripetuto questa preghiera continuando ad offrire con Gesù al Padre la propria vita: «quello che ho ti appartiene…» e così ha vissuto in pienezza il suo sacerdozio, il cui significato ha espresso con una frase semplice ma profondissima allo stesso tempo «Ogni uomo incontrandomi possa incontrare Te, Dio di infinito amore».

Anche noi questa mattina diciamo grazie al Padre: «grazie dell’ieri, dell’oggi, del sempre grazie… Padre». Grazie, o Dio, per questo prete umile e schivo, che ha saputo farsi voler bene da tutti, che non si metteva in mostra, che sapeva soffrire in silenzio. Grazie perché anche attraverso la sua malattia e la sua morte ci richiami a ciò che conta veramente: la fede e l’amore. «Fa’ che la fede diventi il sole della mia vita».

Mentre affidiamo all’abbraccio del Padre questo nostro fratello, chiediamo a lui di portare al Signore le nostre preghiere e le nostre necessità, in particolare le preghiere e le necessità della nostra Chiesa diocesana. Penso soprattutto al dono di nuove vocazioni al ministero sacerdotale e alla vita consacrata. La fede e l’entusiasmo che il giovane don Mario ha espresso nella preghiera scritta il giorno della sua ordinazione tocchino e contagino anche i ragazzi e i giovani di oggi.

Non posso concludere questa omelia senza un pensiero di riconoscenza alla sorella di don Mario, Maria Luisa, che accompagnata e sostenuta dal marito Patrizio, l’ha seguito e curato in tutto il suo doloroso percorso e soprattutto nelle ultime tribolatissime settimane. Il Signore renda merito anche a lei, mentre le esprimiamo la nostra affettuosa partecipazione al lutto che l’ha colpita. Un grazie anche a tutte le altre persone che sono state vicine a don Mario nella malattia per l’assistenza e la cura, a Padova, a Bologna e poi qui da noi a Trecenta.