NEL X ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI MONS. MARIO FURINI, ARCIPRETE DELLA CATTEDRALE

Dal cielo don Mario continui ad intercedere per la nostra Chiesa, di cui è stato figlio esemplare
08-08-2026

Sono passati dieci anni da quando don Mario Furini ha concluso il suo percorso terreno: il tempo che passa però non ha cancellato il ricordo di questo prete buono e saggio, anzi ci aiuta a vedere con più chiarezza la grandezza e la profondità della sua figura di cristiano e di sacerdote, una grandezza che non si ricava da opere particolari (non ha costruito chiede, non ha fondato nuove comunità religiose, ecc.) ma dalla fedeltà a ciò che è essenziale per un prete, la «carità pastorale».  Come spiega il Direttorio per la vita e il ministero dei presbiteri «La carità pastorale, intimamente connessa all’Eucaristia, costituisce il principio interiore e dinamico capace di unificare le molteplici e diverse attività pastorali del presbitero e di portare gli uomini alla vita della Grazia. L’attività ministeriale deve essere una manifestazione della carità di Cristo, di cui il presbitero saprà esprimere atteggiamenti e comportamenti, fino alla donazione totale di sé a favore del gregge che gli è stato affidato. Sarà particolarmente vicino ai sofferenti, ai piccoli, ai bambini, alle persone in difficoltà, agli emarginati e ai poveri, portando a tutti l’amore e la misericordia del Buon Pastore. Assimilare la carità pastorale di Cristo, in modo da farla diventare forma della propria vita, è una meta che richiede al sacerdote un’intensa vita eucaristica, così come impegni e sacrifici continui, giacché tale carità non si improvvisa, non conosce soste né può considerarsi raggiunta una volta per sempre».

Don Mario si è lasciato plasmare dalla chiamata a viere la carità di Cristo: fin da giovane non ha disdegnato servizi umili, in cui gli si chiedeva di farsi servo dei fratelli. Penso alla richiesta, ancora chierico, di assistere il Vescovo mons. Mazzocco, anziano e infermo; agli anni trascorsi come Direttore della Casa del Clero, dove si fece servo dei confratelli, rendendosi disponibile per i servizi più umili. Egli seppe veramente assimilare la carità di Cristo, in modo da farne la forma della propria vita. Io ho avuto modo di conoscerlo poco, in quanto ci ha lasciato dopo pochi mesi dall’inizio del mio episcopato, ma quanti mi hanno parlato di lui hanno sempre messo in evidenza la sua carità: verso i poveri, verso gli ammalati, verso i carcerati. Mi colpisce che di lui non si ricordino le idee, le prese di posizione ma la sua disponibilità a farsi veramente tutto a tutti: don Mario non si perdeva in discussioni che lasciano il tempo che trovano, ma si concentrava sull’essenziale, su ciò che come abbiamo sentito nel Vangelo di Matteo, sarò oggetto del giudizio finale in cui finalmente sarà svelato ciò che conta veramente.

Credo che questo sia l’insegnamento che serve anche alla Chiesa e ai preti di oggi: puntare all’essenziale, a ciò che è sempre attuale e che parla a tutti: la testimonianza della carità vissuta nell’umiltà.

Dal cielo don Mario continui ad intercedere per la nostra Chiesa di cui è stato figlio esemplare. Confidiamo nella sua intercessione in modo particolare per i sacerdoti, perché non perdano il senso profondo della loro vocazione e per i giovani, perché accolgano la chiamata del Signore a servirlo come sacerdoti.