MESSA ESEQUIALE PER DON SERGIO CAPUZZO

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli»
10-11-2022

La notizia della morte di don Sergio ci ha colto tutti di sorpresa, perché prima del malore che lo ha colpito venerdì mattina, nulla faceva presagire che la sua vita volgesse al termine. Io l’avevo visto sabato 29 e mi aveva colpito la sua serenità e vivacità: non l’avevo mai visto così in forma e pieno di voglia di vivere.  Nella tristezza del commiato, credo che questo sia un motivo di consolazione: don Sergio ha sofferto molto nella sua vita ma la morte lo ha colto in un momento di serenità e di pace, quasi che il Signore volesse risparmiargli altre tribolazioni dopo le tante già affrontate: la serenità e la pace erano del resto il frutto di una fede viva e di una profonda saggezza, maturate proprio attraverso la sofferenza. Possiamo senz’altro applicare a lui le parole della prima lettura: «In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là».

Don Sergio è stato provato nella sua vita e mi sento di dire che senz’altro ora Dio lo ha trovato degno di sé. Nato ad Albaredo d’Adige nel 1942 ma cresciuto a Lendinara, fu ordinato sacerdote nel 1968. Fu vicario cooperatore a Canale e per sei anni, diventando poi nel 1974 Parroco di Salara. Fu trasferito nel 1977 ad Arquà e nel 1987 a Villanova del Ghebbo. Fu anche assistente della FISM e dell’UNITALSI. Mentre era parroco a Villanova fu colpito da un ictus che gli lasciò gravi conseguenze, tanto da costringerlo a ritirarsi dal ministero parrocchiale. Quando l’ho conosciuto viveva a Lendinara in un appartamento in affitto, assistito da una badante. Ricordo ancora quando nella primavera del 2019 mi chiamò perché aveva bisogno di parlarmi. Mi disse: «Mi porti via di qui!» Io risposi: «Dove vuoi andare don Sergio?» E lui rispose: «In qualsiasi posto, purché sia assieme ad altri preti». Soffriva la solitudine e sentiva il bisogno di stare assieme ad altri confratelli. Ho chiesto allora accoglienza per lui a Vicenza, a Casa San Rocco, una struttura della Diocesi di Vicenza per sacerdoti anziani e ammalati. Ai responsabili e al personale di Casa San Rocco vorrei dire un grande grazie, perché per don Sergio l’accoglienza che ha ricevuto da loro è stata un dono grande. Lì don Sergio è letteralmente rinato, non solo per le cure e le attenzioni che questa casa offre ai sacerdoti ospiti, ma soprattutto per la sua capacità di apprezzare la presenza di altri confratelli e la condivisione della vita di preghiera. Quando andavo a trovarlo mi diceva: «Guarda che non torno a casa, qui mi trovo bene!». Mi ha colpito questa sua capacità di gustare quanto gli veniva offerto: in fondo si trovava in una casa di riposo, ma le sofferenze patite nei lunghi anni in cui era vissuto da solo, gli permettevano di trovare gioia e serenità anche nelle piccole cose. come abbiamo sentito nel Vangelo che è stato proclamato: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Come Gesù anche noi dobbiamo rendere lode al Padre per questo nostro fratello che attraverso la sofferenza si è fatto piccolo e per questo ha scoperto cose che a tanti di noi rimangono nascoste.

Don Sergio prima dell’ictus che lo ha lasciato semiparalizzato con disabilità serie (ad esempio non riusciva a leggere), era un prete pieno di vita, che si faceva benvolere, attivo e generoso. La sua vita, sia dal punto di vita umano che sacerdotale, potrebbe apparirci compromessa dopo quell’evento drammatico: con gli occhi della fede però sappiamo che non è stato così. Egli ha esercitato il suo ministero in un altro modo e non ho paura di dire che lo ha fatto con una profondità ed una autenticità che a noi sani è molto difficile raggiungere. La sua vita è una lezione perché ci ricorda che se siamo uniti a Cristo la nostra vita ha sempre un senso e può comunque diventare preziosa per i fratelli. Con San Paolo anche noi possiamo dire: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…) Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati».

Grazie Signore per la lezione di fede e di amore che don Sergio ci lascia: fa’ che ne facciamo buon uso e ce ne serviamo per apprezzare in mezzo alle prove della vita i doni che Tu ci fai.