COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI

La vita oltre la morte è strettamente collegata con l’immagine di Dio propria della fede cristiana: per i cristiani non c’è vita eterna senza Dio, ma non è pensabile un Dio che non doni all’uomo la vita eterna.
02-11-2022

Il ricordo dei nostri cari defunti è parte della nostra umanità: non è un caso che il culto dei defunti abbia accompagnato fin dalle origini della specie umana. Fa parte della nostra umanità mantenere vivo un legame con quanti ci hanno lasciato, esprimere loro affetto e riconoscenza attraverso segni sensibili, in particolare onorando le loro sepolture.

La fede cristiana ci offre la possibilità di andare oltre a questo umanissimo sentimento di pietà verso i defunti: chi crede infatti può coltivare la speranza di una vita oltre la morte nella quale potrà ritrovare i propri cari. La vita oltre la morte è strettamente collegata con l’immagine di Dio propria della fede cristiana: per i cristiani non c’è vita eterna senza Dio, ma non è pensabile un Dio che non doni all’uomo la vita eterna.

Questo passo oltre l’umana pietà oggi non è per niente scontato: anche in un ambiente come il nostro di antica tradizione cristiana, di fronte alla morte ci si ferma, non si osa andare a cercare qualcosa oltre a questa soglia oscura. Lo vediamo anche nel modo con cui accompagniamo a sepoltura i nostri cari o procediamo alla deposizione delle ceneri. Spesso ci si limita a rievocare alcuni aspetti della personalità del defunto, si eseguono le musiche e le canzoni preferite, si ricordano le sue passioni e i suoi hobby. Mi ha colpito recentemente vedere su Facebook un “post” di una impresa di onoranze funebri del nostro territorio, che metteva a confronto il rito religioso delle esequie con un rito alternativo, un funerale «laico», «civile» e sottolineava la superiorità di quest’ultimo perché permette una maggiore «personalizzazione» ed è svincolato dalle norme liturgiche. Fatta salva l’opportunità per chi non crede di avere un qualche rito di commiato, mi ha colpito l’assenza di un qualsiasi riferimento a ciò che costituisce il centro dei riti cristiani: l’annuncio che Cristo ha vinto la morte e che anche noi possiamo sperare in una vita oltre la morte. Ho colto un segno molto significativo della mentalità sempre più prevalente oggi.

In questo contesto culturale la Chiesa è chiamata, ancora più che nel passato, a dire la Parola di vita e di speranza che sta al centro della sua fede. È questo il messaggio che ci viene anche dalle letture che abbiamo appena ascoltato.

Nella prima lettura Isaia ci parla del destino dei giusti come di un grande banchetto preparato da Dio: Egli passa in mezzo ai suoi ospiti e ne asciuga le lacrime, fa scomparire le sofferenze e la morte e fa sorgere un nuovo giorno che non conosce tramonto. Oltre la morte ci attende un incontro, un abbraccio, una comunione eterna con il Signore.

Troviamo lo stesso messaggio anche nella seconda lettura: i figli di Dio, dopo aver partecipato alle sofferenze del Figlio, attendono l’eredità cioè la gloria futura. La morte è vista come l’ingresso in una nuova creazione, la risurrezione. Grazie alla morte e risurrezione di Gesù: noi infatti siamo coeredi di Cristo «se davvero partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria».

Per la rivelazione biblica la morte è un passaggio: oltre la morte ci aspetta la sala del banchetto, la nuova creazione piena di vita e di gioia.

Il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato completa questa visione collegando alla morte l’amore, quell’amore che la Bibbia descrive come «più forte della morte» (Ct 8,6). Chi ha in sé l’amore autentico è come se avesse una scintilla di eternità. Chi ama inizia fin d’ora a vivere la vita eterna, perché Dio è amore. L’amore ci rende connaturali con Dio e quindi ci permette di entrare già fin d’ora nella sua eternità. L’unione con Dio, che è la vita eterna, è preparata già da adesso attraverso un impegno serio e continuo di amare il nostro prossimo, quel prossimo in cui Dio stesso si fa incontrare: i poveri infatti sono «la carne di Dio» (Papa Francesco).

Ricordare i defunti dovrebbe essere motivo per ravvivare la speranza nella vita eterna grazie alla fede nel Dio di Gesù Cristo. Ribadisco che purtroppo questo oggi non è né facile né scontato. Lo vediamo nella celebrazione dei funerali, dove prevale l’attenzione per dettagli rispettabili, ma che non affrontano la sfida di trovare una speranza oltre la morte. Non accontentiamoci di sentimenti superficiali e passeggeri, abbiamo il coraggio di confrontarci con la rivelazione cristiana. Non abbiamo paura di metterci anche noi alla ricerca del volto di Dio, accettando di misurarci con la persona di Gesù, il Figlio di Dio, che ha vinto la morte.

Rovigo, Cimitero cittadino, 2 novembre 2022