SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI

Siamo figli di Dio: fin d’ora quindi siamo simili a lui, anche se lo saremo in pienezza e in modo definitivo quando «egli si sarà manifestato e noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è».
01-11-2022

La festa di oggi suscita in noi una domanda: qual è il senso del culto dei Santi? I santi, che già godono in Paradiso della luce di Dio, che bisogno hanno della nostra venerazione? San Bernardo risponde così a questa domanda: «I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene loro dal nostro culto. È chiaro che quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro».

Qual è il nostro interesse? Scoprire che anche noi possiamo e dobbiamo diventare santi. Essere cristiani è essere figli di Dio: come dice Giovanni nella seconda lettura «vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente (…) noi fin d’ora siamo figli di Dio». Siamo figli di Dio: fin d’ora quindi siamo simili a lui, anche se lo saremo in pienezza e in modo definitivo quando «egli si sarà manifestato e noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è».

La santità è quindi la chiamata comune ad ogni battezzato. Il brano dell’Apocalisse, che è stato proclamato, ci mostra che i santi sono una moltitudine sterminata: secondo la terminologia biblica il numero di centoquarantaquattromila indica una pienezza, una totalità. La visione di Giovanni ci mostra il punto di arrivo della santità: la vittoria sul peccato e sulla morte per dare lode a Dio. Questa meta però è raggiunta passando attraverso la tribolazione e partecipando della passione e morte di Gesù, come spiega il testo dell’Apocalisse: «Sono coloro che vengono dalla grande tribolazione e he hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

Fatta questa premessa possiamo passare ad una domanda che ci tocca direttamente: come si può diventare santi oggi? La risposta è semplice: mettendo in pratica oggi in questo nostro tempo il Vangelo, la cui sintesi ci viene non a caso proposta nella Messa di oggi con il brano delle beatitudini. I 144.000 della visione dell’Apocalisse hanno vissuto il Vangelo nel tempo delle persecuzioni, la «grande tribolazione», noi oggi siamo chiamati a viverlo dentro le vicende concrete del nostro tempo, il tempo della pandemia, della guerra, del caro bollette, della siccità.

Per esemplificare vivere il Vangelo oggi vuol dire sperimentare la beatitudine della povertà. Oggi tutti ci troviamo un po’ più poveri: farci santi vuol dire sperimentare la beatitudine della povertà. Nella penuria o mancanza di beni a cui non eravamo abituati (pensiamo alla possibilità di scaldarci e non solo in chiesa!) dovremmo scoprire un’altra ricchezza, un altro benessere che è viene da Dio e che è dato a chi accetta di essere povero. È il Regno di Dio che si manifesta nell’umiltà del cuore, nella disponibilità a condividere il poco che abbiamo, nel riconoscerci fratelli.

Un altro esempio lo prendo dalla settima beatitudine «Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio». Farci santi oggi passa per l’impegno per la pace. Per il cristiano lavorare per la pace non è un optional, è qualcosa di essenziale: la beatitudine mette in relazione l’essere cristiani (figli di Dio) proprio con l’impegno per la pace. In un tempo di guerra (non una guerra qualsiasi, Papa Francesco non ha paura di parlare di una guerra «Mondiale» e questo già prima dello scoppio del conflitto in Ucraina), Costruire la pace vuol dire pregare per la pace, perché sappiamo che solo Dio può convertire il cuore degli uomini, ma anche esprimere pensieri e convinzioni di pace. Come insegna il Concilio Vaticano II per costruire la pace occorrono «una rinnovata educazione degli animi e un nuovo orientamento dell’opinione pubblica». Tutti possiamo nella vita di ogni giorno «inculcare negli animi di tutti sentimenti nuovi, ispiratori di pace».

Cattedrale di Adria e Concattedrale-Duomo di Rovigo – 1° novembre 2022