MERCOLEDÌ DELLE CENERI

L’appello alla pace che in questi giorni viene ripetuto in tanti modi, deve far emergere il bisogno profondo di una riconciliazione con Dio, quel bisogno che già S.Paolo esprimeva in modo accorato «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio».
02-03-2022

L’iniziativa di Papa Francesco di indire oggi un giorno di digiuno e di preghiera per la pace, rivolto a tutti gli uomini di buona volontà (quindi non solo ai cattolici) ci aiuta a capire il nesso profondo tra quanto la liturgia celebra e la vita dei singoli e del mondo. Per questo anche noi questa sera vogliamo collocare l’inizio della quaresima, segnato dal rito delle ceneri, dentro al dramma della guerra che da alcuni giorni ha sconvolto la vita dell’intera umanità. Il segno delle ceneri richiama la miseria e disperazione dell’uomo: come non associare questo segno alle distruzioni causate dalla guerra: quante immagini abbiamo visto in questi giorni di abitazioni, di infrastrutture, di mezzi di trasporto e purtroppo anche di esseri umani ridotti in cenere dalla follia della guerra?

Le ceneri, che benediremo, però non ci parlano solo di una realtà negativa: non sono infatti solo la dichiarazione che tutto è male e che non vi è nessun segno di luce e di vita. Le ceneri ci dicono che abbiamo bisogno di riconoscere quelle realtà umane che sono finite in cenere. Le ceneri sono anche un segno di rinascita: perché nasca qualcosa di nuovo e di migliore dobbiamo infatti partire proprio dalle nostre sconfitte e dai nostri fallimenti, riconoscendone la causa profonda, che è il nostro esserci allontanati da Dio. Questo è vero per noi come singoli, ma anche come comunità ed è vero per l’umanità intera di fronte alla tragedia della guerra.

Vivere la Quaresima nel suo significato più profondo è un modo per lavorare per la pace: seguendo Gesù nel deserto anche noi infatti impariamo che la preghiera e il digiuno sono le armi con cui è possibile vincere il male. Dobbiamo essere convinti di questa verità e dobbiamo proporla anche a chi non crede, a chi non è praticante, a chi non ha alcun interesse a vivere la Quaresima. Facciamo risuonare allora l’invito accorato del profeta Gioele, che abbiamo sentito nella prima lettura: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso».

L’appello alla pace che in questi giorni viene ripetuto in tanti modi, deve far emergere il bisogno profondo di una riconciliazione con Dio, quel bisogno che già San Paolo esprimeva in modo accorato «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio».

Questa Quaresima può diventare veramente un tempo favorevole per la nostra conversione. La situazione di angoscia e di preoccupazione di questi giorni ci spinge ad andare oltre il rito, per cogliere la verità profonda di quanto la Chiesa ci propone per questi quaranta giorni. L’espressione «in segreto» con cui il Vangelo di Matteo qualificale pratiche quaresimali dell’elemosina, della preghiera, del digiuno, vuol dirci che queste pratiche ci conducono alla verità su noi stessi e sul nostro rapporto con Dio e con gli altri. Impegniamoci anche noi in questo cammino di conversione: dalle ceneri della quaresima arriveremo ad accendere il fuoco nuovo della Pasqua.