Lodiamo il Signore per le meraviglie del suo amore, che si sono compiute in questi 60 anni tramite il servizio generoso e fedele di questi fratelli presbiteri

Si diventa «uomini di Dio» non solo in forza di un sacramento ricevuto (l’Ordine sacro), ma perché la Grazia del Sacramento può trasformare la nostra umanità per la disponibilità a fare dono della propria vita, un dono che va rinnovato ogni giorno
02-07-2023

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci offre numerosi spunti di riflessione in relazione alla celebrazione di lode e di rendimento di grazie per i 60 di vita sacerdotale di questi nostri sei fratelli presbiteri: don Antonio Boccardo, don Francesco Boesso, don Giancarlo Crepaldi, don Torsino Pasqualin, don Mario Turatti, don Valerio Valentini.

Innanzitutto vorrei sottolineare il bisogno dell’umanità di incontrare uomini che portino l’amore di Dio alle persone e alle famiglie. È commovente quanto la prima lettura ci racconta dell’accoglienza riservata dalla coppia di Sunem al profeta Eliseo. La moglie dice al marito: «è un uomo di Dio, è un santo quello che passa sempre da noi». Ieri, oggi e sempre la gente semplice e buona sente il bisogno di incontrare un «uomo di Dio», un uomo cioè che con la propria vita porti l’amore di Dio, un uomo che sia segno concreto della presenza di Dio. Credo che questi nostri fratelli presbiteri potrebbero raccontarci tanti episodi della loro vita in cui con la loro presenza accanto alle persone, entrando nelle famiglie soprattutto nei momenti della sofferenza, del lutto, della prova hanno fatto questa esperienza di sentirsi accolti come «uomini di Dio» e di aver potuto tramettere il dono di Dio, che è la consolazione della fede anche nei momenti bui della vita.

Si diventa «uomini di Dio» non solo in forza di un sacramento ricevuto (l’Ordine sacro), ma perché la Grazia del Sacramento può trasformare la nostra umanità per la disponibilità a fare dono della propria vita, un dono che va rinnovato ogni giorno. Le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo si riferiscono in particolare a coloro che il Signore invia come missionari: sono parole esigenti, che chiedono una scelta esclusiva per il Maestro: prendere la propria croce, non tenere per sé la vita, perderla per causa di Gesù è quanto è chiesto a chi, anche come presbitero, vuol essere veramente «uomo di Dio». Ma Gesù non si limita a presentare delle richieste alte e così radicali da sembrare impossibili, promette anche una ricompensa: si perde la propria vita per ritrovarla in una forma nuova e piena. Credo che dopo 60 anni di ministero vissuto con generosità anche i nostri fratelli ordinati nel 1963 possano testimoniare come le rinunce e i sacrifici che hanno accettato perseguire Gesù sono stati la via per una vita bella, che ha risposto a quell’aspirazione profonda che è in ogni essere umano di amare e di essere amato. Il ministero sacerdotale, infatti, come dice S. Agostino, è «officium amoris», è cioè un compito di amore, un amore non semplicemente umano, ma che a che fare con l’Amore di Dio, donato a noi in Gesù Cristo.

Lodiamo il Signore per le meraviglie del suo amore, che si sono compiute in questi 60 anni tramite il servizio generoso e fedele di questi fratelli. Il Signore conceda fin d’ora la sua ricompensa e doni loro la grazia di poterlo servire ancora per il tempo che Lui vorrà loro donare.